Foto osé della ex su Facebook, arrestato

5 Giugno 2017

Un 50enne crea un falso profilo della giovane con cui ha avuto una relazione per farla importunare da altri uomini

PESCARA. Il tormento è cominciato con la fine della relazione. Una giovane sudamericana è stata perseguitata in tutti i modi, per mesi, da un cinquantenne di origine campana con cui ha avuto una storia d’amore. Una volta separati, la malcapitata ha subito una lunga serie di violenze e prepotenze: l’uomo è arrivato a creare un finto profilo Facebook della ragazza sul quale ha pubblicato delle foto osé, per indurre altri uomini a molestarla. Il 50enne è finito in carcere nelle ultime ore, a conclusione delle indagini dei carabinieri della compagnia di Pescara, coordinati dal maggiore Claudio Scarponi, che hanno ricostruito la vicenda.
La sudamericana ha pagato un prezzo altissimo per la fine della relazione con il campano. Al termine del 2016 l’uomo ha cominciato a pedinarla, tempestandola di telefonate e messaggi, sia di giorno che di notte, facendo ricorso anche ai social network. Le violenze sono state inizialmente verbali, poi fisiche, e si sono verificate anche in strada, alla presenza dei figli minorenni. L’uomo ha raggiunto il culmine mettendo in azione anche un piano più subdolo. Ha creato su Facebook un profilo della ex, pubblicando delle foto piuttosto audaci accompagnate dal numero di telefono della giovane. La sudamericana se n’è accorta quando ha cominciato a ricevere chiamate e messaggi da uomini sconosciuti che le chiedevano degli appuntamenti per prestazioni sessuali. Come se non fosse abbastanza il campano alimentava i rapporti virtuali con questi uomini, intrattenendoli sulla chat di Facebook e svelando i dettagli personali della malcapitata e alcuni aneddoti di cui solo lui poteva essere a conoscenza. Per terrorizzare la giovane, già provata psicologicamente da questi fatti, ha cominciato a inviarle degli articoli relativi a femminicidi messi in atto alla fine di relazioni sentimentali, corredati da fotografie di armi e taniche di benzina, come se avesse intenzione di ucciderla. Le scriveva messaggi del tipo: «In fondo, con 15 anni di condanna per omicidio al massimo ne avrebbe scontati forse nemmeno 10». Per tenerlo lontano la donna ha provato a rendersi irrintracciabile, cambiando casa, numero di telefono e anche amicizie. Ora il 50enne non le darà più fastidio. È in carcere per una serie di reati: atti persecutori, lesioni personali e accesso abusivo al sistema informatico.
«Sono episodi sempre meno isolati», dice Scarponi. «Di fronte a uomini che vedono le loro compagne come degli oggetti e che per questo non possono accettare di essere lasciati, l’unica soluzione per le vittime è denunciare i fatti alle forze di polizia. Solo così possono difendere se stesse e i figli e possono essere aiutate. Il silenzio, invece, rafforza la tangente criminale degli stalker che pensano di poter disporre delle vite altrui».
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