Foto porno di bambini, prof arrestato

29 Giugno 2018

Insegnante di musica conservava oltre mille immagini in casa. Trovati scatti dei suoi alunni e anche di Yara Gambirasio

PESCARA. Si è dedicato ai bambini. Ha scelto di insegnare musica ai più piccoli, privatamente e in una scuola. Con loro passava buona parte del suo tempo. Ma la sua passione per bimbi e ragazzini non era sana. L’insegnante, che 49 anni, aveva in casa 1075 immagini pedopornografiche: foto scattate in ogni parte del mondo che ritraggono minorenni in tenera età sottoposti ad abusi. Ma non c’erano solo quelle. Tra gli scatti sequestrati al prof, che si è visto sequestrare computer, tablet, smartphone e hard disk, ci sono anche delle immagini di alcuni bambini che hanno avuto a che fare con cui lui: foto innocenti scattate dall’uomo a scuola e a casa che non hanno nulla a vedere con gli abusi, ma che hanno impresso una sterzata alle indagini sul suo conto, portando all’arresto del 49enne. L’uomo, residente in provincia di Chieti ma impegnato sul fronte lavorativo in una scuola della provincia di Pescara, da ieri mattina è agli arresti domiciliari. Lo ha disposto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella, su richiesta del sostituto procuratore Roberta D’Avolio sulla scorta delle indagini della Polizia postale e delle comunicazioni Abruzzo di Pescara, coordinata da Elisabetta Narciso, che ripercorre le fasi dell’indagine.
L’attenzione della Polpost si è concentrata su questo insegnante nel mese di dicembre nell’ambito di un’indagine più ampia, partita da Milano. La procura distrettuale dell’Aquila ha disposto una perquisizione ed è partito il sequestro di alcuni supporti informatici sui quali si è sviluppato un lavoro enorme della polizia postale. Perché il 49enne è stato particolarmente abile nell’operazione di archiviazione e ha cercato scrupolosamente di nascondere tutto il materiale scottante. Ma non ci è riuscito. Il personale della sezione Cyber Crime della Polpost, con l’ispettore Angelo Mastronardi, è riuscito a scovare video e foto pornografici che il prof si era preoccupato di salvare su supporti esterni e che aveva compresso. Gli investigatori hanno decompresso tutto e visionato ben 130mila immagini pornografiche e 5600 video.
Una mole enorme di materiale da cui è emersa la presenza dei 1075 scatti pedopornografici che saranno inviati alla banca dati internazionale, con sede all’Interpol, per essere censite (sempre che alcune non facciano già parte di quell’archivio). In più si è scoperto che l’insegnante conservava delle foto dei suoi alunni, oltre a immagini di ragazzini scaricate dalla rete e una foto di Yara Gambirasio. Ritratti innocenti, certo. Ma l’uomo, con una “inclinazione altamente pedofila”, potrebbe averle usate per le sue pulsioni sessuali e una indicazione in questo senso arriva dalle conversazioni (via chat) intrattenute dall’uomo parlando di Yara, la 13enne di Brembate uccisa nel 2011. Ora la polizia sta analizzando proprio quelle conversazioni per ricostruire la rete di contatti del prof. Si apre quindi una seconda attività d’indagine, finalizzata a scoprire chi aveva rapporti con lui, a livello di conversazioni (via Skype) e scambi, per individuare altri detentori di materiale illegale e adottare provvedimenti anche nei loro confronti. Dopo la scoperta del suo archivio si è voluta imprimere una “accelerazione” alle indagini e l’arresto di ieri ha un obiettivo preciso: si è voluto evitare che andasse oltre, prevenire qualsiasi tipo di atteggiamento illecito del docente nei confronti dei ragazzini con cui ha a che fare, non essendo possibile controllarne in alcun modo i comportamenti se non con un provvedimento restrittivo.
Ora non potrà avere rapporti con nessuno, neppure a livello telefonico e telematico, e dovrà rimanere a casa (dove vive con i fratelli, non è sposato). La sua figura è motivo “di grande allarme”, per gli investigatori, considerata la professione che svolge. Ed è per questo che, una volta valutato il profilo criminale dell’uomo, si è deciso di “interrompere l’iter criminoso”.
Si è voluta evitare una eventuale “evoluzione” delle attenzioni del prof per il mondo dei minori, che potrebbero sfociare nella pedofilia. E chi ha lavorato su questo caso, in polizia, spera e crede di aver scongiurato “il peggio”, come sottolinea Elvira D'Amato del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on-line presso il Servizio di Polizia postale e delle comunicazioni che parla di “operazione virtuosa”.