Frana il lungofiume, ma i lavori di bonifica sono ancora fermi

12 Marzo 2015

L’Altracittà rilancia l’allarme in Regione e invoca l’immediata convocazione di una conferenza dei servizi

MONTESILVANO. È stato declassato dal rango di sito di interesse nazionale (Sin) ad area di competenza strettamente regionale. Ma, a quanto pare, nulla sembra cambiare nelle prospettive di bonifica a breve del cosiddetto Sir (sito di interesse regionale) Saline-Alento, due bacini fluviali molto importanti che, da decenni, sono stati trasformati in autentiche discariche a cielo aperto, e in quanto tali tollerate, come si trattasse di un fenomeno d’ordinaria gestione ambientale. Due fiumi che, in caso di maltempo, diventano vere e proprie bombe ecologiche.

Ne sanno qualcosa i montesilvanesi, che al passaggio di ogni nubifragio devono soltanto augurarsi che il Saline non esondi e, soprattutto – la notizia è degli ultimi giorni – che la discarica di Villa Carmine non sprofondi letteralmente nel corso d’acqua, portandosi dietro, e poi trascinandolo fino al mare, tutto il suo carico di immondizia indifferenziata e di veleni. Che la strada lungofiume sia già franata un anno fa a pochi passi da quei teloni verdi che avvolgono, alla meno peggio, il pattume accumulato negli anni è ormai notizia chiara ed evidente, anche all’occhio dell’osservatore più sprovveduto. Del resto, basta constatare lo stato dei luoghi per comprendere quanto il pericolo sia diventato incombente. In una tale situazione, e in un paese normale, ci si aspetterebbe un intervento urgente, utile quanto meno a tamponare l’emergenza. In realtà, sempre osservando lo stato dei luoghi, si può verificare che sono state collocate soltanto delle transenne per evitare il transito delle auto. Divieto scattato in seguito a un’ordinanza firmata dal sindaco, Francesco Maragno.

A rilanciare l’allarme sulle condizioni del Sir Saline-Alento è in questi giorni l’Altracittà-Montesilvano per invocare la convocazione di una conferenza di servizio e di un cronoprogramma degli interventi.

«Per la bonifica servono azioni concrete, non dichiarazioni altisonanti post-eventi» ammonisce il gruppo ambientalista di Cittadinanzattiva. Il sito di bonifica Saline-Alento, annota l’Altracittà, dopo essere stato declassato nel gennaio 2013 dall'ex ministro all'ambiente Clini, il 19 maggio 2014, con delibera numero 404 della precedente giunta regionale (centrodestra), è diventato un sito di interesse regionale (Sir), quindi nella piena competenza della Regione Abruzzo e nello specifico del servizio gestione rifiuti.

«Come mai» si chiede l’Altracittà, «in 9 mesi non è stata convocata alcuna conferenza di servizio per decidere, di concerto tra tutti gli enti e i portatori di interesse, le azioni per la bonifica? È mai possibile che il cambio di giunta regionale, e il successivo spoil system, che a gennaio ha portato alla nomina di Gianfranco Piselli come nuovo dirigente del servizio gestione rifiuti, abbia congelato o bloccato tutte le procedure riguardanti il Sir? Che fine ha fatto la “Regione veloce” di Luciano D'Alfonso?».

Per l’Altracittà, non vi è dubbio che, a dispetto delle dichiarazioni e le promesse di amministratori e rappresentanti politici, che normalmente seguono ogni evento calamitoso, la verità viene sempre a galla ed «è che il sito di bonifica è in abbandono, nonostante per quanto concerne il Saline, vi insistano tre grandi cantieri per tre nuovi ponti, le cui opere, in parte, ricadono in zona di esondazione. La bonifica del Sir Saline-Alento deve diventare una priorità» prosegue l’Altracittà, «altrimenti continueremo a commentare disastri annunciati. Ci aspettiamo che, a breve, il dirigente Piselli convochi la conferenza dei servizi, con tutti i sindaci e i portatori di interesse, e che si proceda con un serrato cronoprogramma dei lavori da fare. Dopo un decennio di inadempienze bipartisan, perseverare sarebbe diabolico per il fiume, l'ambiente, la salute e la sicurezza dei cittadini e del mare».

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