Franca, la “ragazza” del secolo: «Io, Flaiano e D’Annunzio»

8 Marzo 2020

La Galla, pescarese di piazza Unione, racconta i suoi cento anni e plaude alle conquiste delle donne «Oggi hanno tanta libertà: io ero controllata da papà e fratelli, che non mi facevano andare fuori»

PESCARA. Cento tulipani per festeggiare il suo compleanno e tante generazioni di ricordi.
Con il suo lucido e inconfondibile senso dell’humor, fresco e a tratti tagliente, Franca La Galla attraversa gli anni più belli di Pescara.
L’EMANCIPAZIONE Dalla casa paterna, la sua “isola felice” in piazza Unione, a pochi metri dalle abitazioni di Ennio Flaiano, amico del fratello Filippo, e Gabriele D’Annunzio, morto lo stesso giorno in cui lei ha festeggiato la maggiore età, ha osservato da vicino i cambiamenti di un’epoca e le trasformazioni vorticose della società: dagli anni del fascismo e del coprifuoco fino alle più recenti conquiste e alla libertà dei costumi. La neocentenaria ragazza del secolo, moglie, madre e oggi orgogliosamente nonna, che nelle sue foto in bianco e nero sfoggia pose e costumi da diva sulle spiagge d’Abruzzo, non si è mai scandalizzata per la spinta al progresso e per la violazione delle regole del pudore delle mamme e delle nonne. Piuttosto, ha sempre guardato con intelligenza e ammirazione il processo di emancipazione femminile, la conquista della minigonna e del bikini. Consapevole che l’istruzione, il lavoro e l’indipendenza costituiscono tappe verso la parità e le conquiste civili.
TEATRO E CANTO «Papà e i miei fratelli sono sempre stati molto gelosi di me», racconta Franca spalancando gli occhi vispi, «quante storie che mi facevano: mi controllavano e non mi facevano andare fuori. Avrei voluto fare teatro e diventare una cantante, ci sarei anche riuscita se me lo avessero permesso. Invece ho fatto le magistrali, ma non ho voluto fare l'insegnante. C’è stata l’opportunità di lavorare in banca, ma ho rifiutato perché ho preferito dedicare tutta me stessa alla famiglia, ai figli e ai nipoti. Oggi le donne hanno tante libertà, possono dire ciò che pensano e fare ciò che vogliono, questo è positivo».
UN UNICO GRANDE AMORE Nella sua vita Franca La Galla ha avuto un unico grande amore, suo marito Gennaro Catenazzi, conosciuto a 15 anni e poi sposato dopo la Seconda guerra mondiale.
Nell’album dei ricordi, la figlia Annamaria conserva le immagini del papà in divisa e i messaggi d’amore inviati alla mamma da Campobasso: «Perché tu possa vedermi come sono ora e illuderti di avermi sempre vicino», si legge su una cartolina datata 8 settembre 1942, «perché non possa dimenticare mai il mio grande amore e l’immensa passione che mi lega a te». «Ci vedevamo poco e non uscivamo mai da soli», racconta la donna, andando indietro nella memoria, «mio fratello ci veniva sempre dietro. Io ero di piazza Unione e lui di Castellamare, vicino al liceo Classico, eravamo separati perché era difficile che si superasse il ponte». Poi, dalla memoria, Franca La Galla ripesca un ricordo legato a Modesto Della Porta: «Mi dedicò una poesia in dialetto che recitava cosi: ‘beat a te che a 15 anni già vo' fa la sposa’». La Pescara di una volta, quella in cui nacque e diventò adulta, è una città piena di persone di famiglia, in cui tutti si conoscevano: i Mascaretti, i De Cecco, i Bucco, i Pace, i Flaiano e i D’Annunzio.
ROSINA FLAIANO «Andavo a comprare le sciarpe e i profumi al negozio di donna Rosina Flaiano a corso Umberto», aggiunge scavando nelle sue memorie di ragazza, «era un posto molto raffinato. Ennio era amico di mio fratello Filippo, ma io non lo ricordo. D’Annunzio sì, lo ammiravo e mi dispiacque quando morì, nello stesso giorno in cui stavo festeggiando i miei 18 anni.
“La pioggia nel pineto” la recitavo a memoria e l’ho insegnata anche ai miei figli Annamaria e Maurizio. Mio padre aveva una segheria dietro la stazione centrale. Ogni sera, io e i miei fratelli aspettavamo il suo rientro cantando, mentre zia Nina suonava il piano. Che bei tempi e quanta armonia! In primavera facevamo lunghi pic-nic alla pineta D’Avalos e d’estate andavamo al mare lì vicino».
IL TERRORE DEI TEDESCHI Il periodo più doloroso è legato al secondo conflitto mondiale, quando nella battaglia di El Alamein morì il fratello, ma anche alla dura occupazione tedesca e al terrore dei bombardamenti. «Un giorno fui imprudente», sottolinea Franca La Galla, «ero per strada con delle amiche quando ci videro alcuni tedeschi e cercarono di portarci con loro. Riuscii a scappare, ma loro si fecero dare il mio indirizzo da una vicina e si presentarono a casa di mio padre. Giravo intorno al tavolo per non farmi prendere. Mio padre li supplicò in ginocchio di non toccarmi, temeva di non rivedermi più. Gli disse che aveva già perso un figlio ad El Alamein. Alla fine andarono via e non si ripresentarono più. Ma che paura!».
IL NIPOTE Oggi Franca La Galla è una nonna vitale e moderna che ha compiuto i suoi cento anni il 1° marzo scorso e che non ha mai perso il suo spirito da ventenne e la sua carica di allegria. Amante delle parole crociate a schema libero, del mare e della cucina tradizionale abruzzese, ogni tanto ha qualche problemino con la memoria, ma non dimentica mai gli avvenimenti che riguardano il nipote 23enne Giacomo, specie le date degli esami universitari.
«L’ho visto nascere, sono stata come una madre». «Ma adesso basta», conclude sarcasticamente, «non ho davvero più niente da dire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA