Francavilla ancora senza il consultorio e il centro vaccini

Sospesi i corsi preparto e i dispositivi per diabetici e celiaci I genitori costretti a portare i figli all’ospedale di Chieti
FRANCAVILLA. L'emergenza coronavirus ha imposto il trasferimento del centro vaccinale di Francavilla dall'istituto ex Padovano al vecchio ospedale di Chieti, oltre alla chiusura del consultorio, per preparare spazi e strumenti in caso di necessità che fino a questo momento non sono serviti. Questo, oltre a sospendere i servizi presenti proprio all'interno del consultorio, tra cui i corsi preparto, la distribuzione dei dispositivi per diabetici o quelli connessi alla celiachia, ha costretto i tanti genitori di Francavilla e dei centri vicini ad arrivare fino a Chieti per poter vaccinare i propri figli.
Adesso, un paio di mesi dopo rispetto alla chiusura avvenuta a metà marzo, almeno per quanto concerne il centro vaccinale l'obiettivo è quello di riportarlo all'ex Padovano, accontentando le richieste dei genitori che in questi giorni di distanziamento sociale spesso sono costretti a lunghe code fuori al vecchio ospedale di Chieti, in attesa che arrivi il proprio turno.
«È una situazione creata dalla pandemia», dice la direttrice sanitaria del distretto Rosa Borgia. «Quando è esplosa l'emergenza Covid abbiamo pensato di liberare degli spazi per allestire gli ambulatori dell'Usca (Unità speciali continuità assistenziale), che però poi non sono stati necessari in quanto il territorio di Francavilla è stato gestito grazie a quella di Chieti. Gli spazi per il ritorno a Francavilla del centro vaccinale sono già stati individuati, ma in questo momento in cui le ordinanze si susseguono e ci viene chiesto il rispetto delle tante misure di sicurezza, come la misurazione della temperatura, le sale d'attesa a mezzo servizio, mascherine e ingressi contingentati, dare una tempistica non è semplice. Mi auguro che per l’estate il servizio possa essere ripristinato».
Pur non riuscendo a dare numeri esatti, l’ambulatorio vaccinale dell'ex Padovano serve non solo la città di Francavilla, ma anche i tanti utenti dei centri limitrofi, adesso costretti a spostarsi a Chieti.
Discorso più complicato invece per il consultorio, la cui riapertura è tutt'altro che scontata, anche per effetto della diminuzione del personale. Secondo alcune voci potrebbe trovare spazio nell'ex Omni, ma al di là di questo anche la dottoressa Borgia appare piuttosto scettica circa la possibilità di una ripresa. Restando in tema di servizi, è ancora bloccato il trasferimento del 118 di Francavilla dalla sede attuale su viale Nettuno al nuovo spazio ricavato negli ex uffici della Hera a San Franco. Alla fine dello scorso anno i locali erano stati preparati e l'arrivo del personale sanitario sembrava ormai imminente, ma alcuni disguidi di carattere tecnico e l'arrivo del virus hanno rallentato il processo che gli operatori si augurano possa completarsi quanto prima. E sempre a proposito di blocchi, anche il piano per la realizzazione dell'Unità complessa di cure primarie, sempre all'interno dell'ex Padovano e per il quale la scorsa giunta regionale aveva stanziato 1 milione di euro, è fermo da oltre un anno.
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