Francavilla, dna dagli escrementi dei cani: "Così multiamo i padroni"

La proposta del sindaco Luciani: con le analisi delle feci degli animali possibile scoprire chi non pulisce i marciapiedi. Ma serve il sì della Regione
FRANCAVILLA. Il sindaco Antonio Luciani punta sulla raccolta del Dna dei cani per risolvere il problema dei marciapiedi sporchi a causa dai bisogni degli animali. La richiesta è stata avanzata in una lettera al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, al presidente del consiglio Giuseppe Di Pangrazio e ad altri amministratori regionali, fra cui, l’assessore alla Sanità, Silvio Paolucci. A dispetto dei regolamenti, dei controlli dei vigili e, soprattutto delle più basilari regole della buona educazione, il problema delle deiezioni canine sta diventando sempre più pesante. Ne sanno qualcosa i cittadini che ogni volta che escono per fare due passi in centro, si imbattono puntualmente negli sgradevoli bisogni lasciati dai quattro zampe nel bel mezzo dei marciapiedi, nei sottopassi pedonali, vicino agli alberi dei viali principali, ai pali della luce e lungo le recinzioni delle abitazioni. I maleducati, ovviamente, non sono i cani, ma i loro padroni che non utilizzano paletta e sacchetto per ripulire il suolo pubblico.
A fronte delle numerose proteste e segnalazioni di residenti indignati per la sporcizia e i disagi igienico-sanitari, i vigili urbani effettuano periodicamente dei controlli mirati ma cogliere gli incivili sul fatto non è facile. «La tematica è ai primi posti nelle segnalazioni dei cittadini e non è mai stata organicamente affrontata», afferma Luciani. «Ogni forma di prevenzione, controllo e repressione non è stata pienamente efficace, come dimostrano le varie e continue iniziative e i provvedimenti adottati singolarmente dai vari Comuni italiani. A mio modesto parere, il problema potrebbe essere risolto solo ed esclusivamente se si riuscisse a identificare il proprietario incivile del cane anche a distanza di tempo». Per risolvere il problema, il sindaco intende ricorrere alle moderne tecniche di identificazione.
«Vi sono società che propongono di raccogliere il profilo genetico individuale dei cani con una spesa di circa 30 euro, e di effettuare analisi su materiale fecale con confronto con la banca dati genetica a circa 50 euro. Somme che sarebbero ampiamente recuperate con le giuste sanzioni», prosegue Luciani. «La Regione Abruzzo, con la legge 86 del 1999, aveva previsto di promuovere misure atte a risolvere il problema della fecalizzazione urbana per tutelare l’igiene pubblica», cita il sindaco. «Impegno che, a distanza di 15 anni, non ha avuto alcun seguito». A fronte di ciò, Luciani chiede agli amministratori regionali di farsi promotori di una modifica della legge 86 che «preveda l’obbligatorietà della banca dati genetica con l’inserimento del profilo genetico individuale del cane. Tale intervento», conclude, «scongiurerebbe il problema».
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