Francesco: basta ingiustizie E chiede sforzi per la pace

Dure le parole di Bergoglio: «Corruzione e burocrazia crocifiggono la dignità» Ammirazione negli auguri di Mattarella: ci fa riflettere su progetti di integrazione
ROMA. «Vergogna per tutte le immagini di devastazione, di distruzione e di naufragio che sono diventate ordinarie nella nostra vita. Vergogna per il sangue innocente che quotidianamente viene versato da donne, bambini, immigrati e persone perseguitate per il colore della loro pelle, oppure per la loro appartenenza etnica e sociale, e per la loro fede in te».
Sono le parole con le quali papa Francesco ha chiuso venerdì la Via Crucis al Colosseo, davanti ad una folla di 20mila fedeli, condannano gli omicidi, i maltrattamenti e, in egual misura, le omissioni di soccorso, il volto girato dall’altra parte a non voler vedere (e impedire) i mali compiuti dall'uomo. «Vergogna per il nostro silenzio dinanzi alle ingiustizie - recita Bergoglio nella preghiera scritta di proprio pugno - , per le nostre mani pigre nel dare e avide nello strappare e nel conquistare. Per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelli altrui. Per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati su quella del bene». Il Pontefice richiama così, nella notte del Venerdì Santo, un principio cardine della fede cristiana: la cura che ciascuno deve avere per il creato e per i propri simili. A nulla varrebbe sostenere di non aver abusato, ad esempio, o sparato personalmente. «Nessuno può rimandare a domani quando è l’ora. E questa è l’ora - così scriveva, già nel 1941, il prete partigiano don Primo Mazzolari -. Nessuno può tenere le mani in tasca per paura di contaminarle». Parole che hanno suscitato l’ammirazione anche del presidente Mattarella che, nel messaggi di auguri, scrive a Francesco: «Questo tempo, denso di prospettive di progresso per l'umanità ma anche di motivi di inquietudine, rende particolarmente acuto l’anelito di pace, di giustizia e di rinascita che la festa di Pasqua simboleggia e sul quale Vostra Santità invita costantemente a riflettere». Nemmeno gli ecclesiastici sono esenti da questa responsabilità del bene comune. Bergoglio ha parole dure anche per loro e per se stesso: «Vergogna per tutte le volte che noi vescovi, sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa, e abbiamo dimenticato il nostro primo amore, il nostro primo entusiasmo e la nostra totale disponibilità lasciando arrugginire il nostro cuore».
E ieri sera il Papa ha presieduto in Vaticano la Veglia di Resurrezione, che la tradizione fa iniziare dopo il tramonto del Sabato Santo e prima dell’Alba della Domenica di Pasqua. In assoluto la più ricca e più lunga liturgia dell’anno e che, nell’annunciare la vittoria sul peccato e sulla morte, viene anche detta, da Sant’Agostino, “madre di tutte le veglie”. Il rito del “lucernario” ha avuto inizio nell’atrio di San Pietro con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale poi nell’omelia Francesco ha evocato «i volti di coloro che sperimentano il disprezzo perché sono immigrati, orfani di patria, di casa, di famiglia; i volti di coloro il cui sguardo rivela solitudine e abbandono perché hanno mani troppo rugose». Ha rinnovato la sua denuncia verso tutto ciò che è «disumana ingiustizia» e che «crocifigge la dignità come egoismo e burocrazia paralizzante». Al termine della liturgia, ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana a 11 catecumeni, tra i quali anche un bambino di 9 anni e una cinese di 26, Jiana Chiara Xu. Gli altri arrivavano dalla Spagna, dalla Repubblica Ceca, tre dall’Italia, due fratelli dall’Albania, dagli Stati Uniti, da Malta e dalla Malesia.

