Frisa: ora il Comune diffidi la Regione per il punto nascita

Il portavoce del movimento cittadino contesta la violazione dell’articolo 32 della Costituzione per la chiusura del Nido
PENNE. Il taglio dei punti nascita abruzzesi, che da dodici passeranno a otto, penalizzerà anche il reparto del San Massimo di Penne (oltre a quelli di Ortona, Sulmona e Atri). Il provvedimento deciso dall'assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, per garantire gli standard qualitativi e quantitativi stabiliti dal decreto del ministero per la Salute, è pronto per essere firmato dal presidente della Regione, Luciano D'Alfonso.
A condannare i reparti nascita, sia la soglia dei 500 parti l'anno, sia le discriminanti legate ai territori di riferimento. Per Ostetricia e Ginecologia, ad esempio, è necessario un bacino d'utenza minimo di 150 mila abitanti e un massimo di 300 mila. A protestare in modo veemente per il futuro del San Massimo è il movimento per la sanità vestina, che non ci sta e annuncia battaglia cercando di coinvolgere anche l'amministrazione comunale.
«Chiediamo al sindaco, Rocco D'Alfonso, e a tutta l'amministrazione comunale di denunciare la Regione Abruzzo per violazione dell'articolo 32 della Costituzione. L'assessore alla Sanità Silvio Paolucci dovrebbe spiegare alla comunità locale come una partoriente dell'entroterra vestino, penso a un Comune come Farindola, possa arrivare senza alcun rischio al punto nascite di Pescara. Per salvare il nido basterebbe che Paolucci optasse per il taglio di alcuni dei dirigenti della Regione che prendono oltre 100 mila euro l'anno», tuona il portavoce del movimento cittadino, Gabriele Frisa.
Stuzzicato sull'argomento, il primo cittadino sottolineato il suo profondo disaccordo sui tagli previsti dall'assessore regionale Paolucci.
«Ribadiamo la nostra più assoluta contrarietà alla chiusura del punto nascita dell'ospedale di Penne», dice ilsindaco, «che rappresenta una grave e ingiusta penalizzazione dell'intera area vestina. Con tutti gli altri sindaci del comprensorio continuerò a lottare affinché questa decisione venga scongiurata».
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