Fucino, la raccolta degli ortaggi in notturna

I braccianti si difendono dalla canicola. Il sottosegretario D’Eramo: «Pronte misure per le imprese»
AVEZZANO. Bollino rosso in tutta Italia, eppure c’è chi è costretto inevitabilmente a lavorare sotto il sole cocente, come ad esempio i braccianti e i lavoratori edili, da sempre le categorie più a rischio. Nella Piana del Fucino, in queste settimane, i lavori agricoli sono al culmine della loro stagione: sono migliaia anche i braccianti stagionali di origine extracomunitaria – che arrivano in genere a maggio e ripartono a ottobre – impegnati nella raccolta dei prodotti orticoli.
La “difesa” in questi giorni parte dai turni di lavoro: «I lavoratori iniziano il turno alle 4 di mattina e finiscono alle 11», spiega Luigi D’Apice, presidente Opoa Marsica. «Ogni responsabile dei lavoratori si preoccupa dell’approvvigionamento degli stessi, con acqua fresca e cibo. Gli operatori di trattore possono lavorare anche in orari più caldi, se necessario: le macchine sono tutte fornite di aria condizionata. Il secondo step della giornata di un bracciante si ha poi dalle 18 fino alle 22, quando vengono azionati gli irrigatori; nelle ore più calde gli operai che hanno ancora ore lavorative le passano nei magazzini al fresco». «Esiste un documento di valutazione dei rischi nazionale», dichiara poi il segretario Cisl L’Aquila Paolo Sangermano, «che prevede, in caso di troppo caldo oppure troppo freddo, la cassa integrazione, ma spesso i lavoratori stagionali, i braccianti, non ricorrono a questo tipo di opzione. Noi, come sindacato, facciamo fatica a entrare nelle aziende agricole per portare e migliorare salute e benessere dei lavoratori».
D’ERAMO ALLE IMPRESE
In relazione alle istanze delle imprese agricole, esplicitate ieri sul Centro dai rappresentanti delle associazioni di categoria, interviene il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, l’aquilano Luigi D’Eramo. «Il territorio abruzzese sta purtroppo vivendo una serie di criticità comuni ad altre regioni italiane. Il 2023 è stato caratterizzato da eventi climatici estremi. Piogge incessanti si sono alternate alla siccità. Gli agricoltori dell’area del Fucino si sono trovati a fare i conti con campi sommersi dall’acqua, mentre nelle zone costiere il caldo ha favorito la recrudescenza della peronospora. Quest’ultima è una problematica complessa, dal momento che rientra tra le fitopatie assicurabili. Ma poiché, attualmente, per la copertura dei rischi fitosanitari non sempre si ricorre agli strumenti a disposizione, ci stiamo adoperando perché possano essere elaborate disposizioni normative che prevedano interventi di sostegno al settore. Ad esempio attraverso iniziative per interventi compensativi del Fondo di solidarietà nazionale, che allo stato attuale sarebbero esclusi in quanto inseriti nel Piano di gestione dei rischi in agricoltura. Ciò consentirebbe alle Regioni interessate dal problema della peronospora, in presenza dei requisiti di legge, di procedere così che possano essere attivate misure compensative a favore delle imprese agricole. Anche per quanto riguarda la richiesta inviata nei giorni scorsi dalla Regione Abruzzo al Governo per il riconoscimento di stato di calamità naturale per i danni causati dalle abbondanti piogge della scorsa primavera stiamo lavorando per poter dare risposte a una situazione difficile e aiutare così i settori più colpiti».(e.n.)

