Fuga dalla Corea del nord la dittatura non è una barzelletta

9 Novembre 2015

Il Paese dove persino l'aritmetica è strumento di propaganda, con problemi dove si parla di «ammazzare i bastardi americani», e dove le esecuzioni pubbliche «per educare alla lealtà nei confronti del...

Il Paese dove persino l'aritmetica è strumento di propaganda, con problemi dove si parla di «ammazzare i bastardi americani», e dove le esecuzioni pubbliche «per educare alla lealtà nei confronti del regime» sono all'ordine del giorno, «non è una barzelletta, perché il suo dittatore sarà anche un ciccione buffo, ma è un criminale». È giovanissima e ha un'aria fragile e smarrita che suscita tenerezza, ma Yeonmi Park ha le idee molto chiare sul paese da cui è fuggita, la Corea del Nord, le cui atrocità sono ripercorse nel libro “La mia lotta per la libertà”, edito in Italia da Bompiani.

«La gente non sa cosa succede in Corea del Nord, per questo - racconta la 22enne attivista fuggita dal suo Paese insieme alla madre - ho deciso di sacrificare i miei segreti e di mettere a rischio la mia vita». Eppure, quando viveva nel suo Paese natale, Yeonmi non si rendeva conto di essere sotto una dittatura feroce: «non ho mai avuto momenti di risveglio perché per quello che sapevo vivevamo nel paese migliore del mondo, quello che poi invece per le Nazioni Unite è il Paese peggiore al mondo. Ci sono altri regimi al mondo, ma un caso simile alla Corea del Nord l'ho visto solo nei libri di Orwell, perché il regime mira al controllo totale delle menti». In uno dei passaggi più teneri del suo romanzo, Yeonmi racconta di quando vide “Titanic” su una cassetta pirata, provando così - ricorda - un primo assaggio di libertà.