Fuori D’Alfonso e i vertici regionali dal 2005 al 2017

27 Novembre 2018

In 18 escono dall’inchiesta. Con i tre presidenti, gli assessori alla protezione civile, tre direttori e un dirigente. C’è anche la funzionaria che non credette alla valanga

PESCARA. In 18 escono dall’inchiesta. Sono soprattutto i politici che hanno governatore la Regione Abruzzo dal 2005 in poi fino ad oggi. Parliamo dell'ex governatore Ottaviano Del Turco, del suo assessore alla protezione civile Tommaso Ginoble, del vice presidente Enrico Paolini (che subentrò dopo l'arresto di Del Turco), di Mahmoud Srour, che ebbe nello stesso periodo una brevissima delega alla protezione civile. Si passa poi alla giunta di Gianni Chiodi, che era indagato con i suoi assessori Daniela Stati e Gianfranco Giuliante, per arrivare all'ex governatore Luciano D'Alfonso e all'attuale assessore Mario Mazzocca. Tutti accusati, per i periodi di propria competenza, di non essere intervenuti presso i funzionari responsabili del servizio di protezione civile, «richiedendo e sollecitando tempestivamente l'attuazione e l'esecuzione della carta di localizzazione dei pericoli di valanga».
Gli interrogatori che ne seguirono e le memorie presentate, avrebbero permesso agli inquirenti di rendersi conto che quella contestazione non aveva le gambe per camminare visto che, sia la giunta Chiodi che quella D'Alfonso, avevano dato comunque impulso alla redazione di quello strumento che peraltro non è di facile realizzazione. Ma le maggiori attenzioni si sono puntate su D'Alfonso che era anche accusato di non aver convocato la seduta del Core (il comitato per l'emergenza) in tempi brevi e all'Aquila e di averla tenuta invece a Pescara.
Su questo aspetto c'è stata una lunga, ulteriore, fase istruttoria anche a seguito delle specifiche denunce presentate dai difensori del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Nonostante che a favore dell'ex governatore ci fosse già una relazione degli investigatori che spiegavano come D'Alfonso avesse fatto tutto quello che era nelle sue possibilità. D'altronde a riguardo la legge parla chiaro quando afferma che la riunione dev’essere autorizzata dal presidente della Regione su esplicita richiesta del dirigente del settore protezione civile. Ed è quello che avvenne il 18 gennaio 2017 ed è quello che l'informativa degli investigatori aveva registrato. Ma il supplemento di indagini ha portato ad una seconda informativa che a riguardo recita: «Il presidente della Regione Luciano D'Alfonso già dal giorno 12 gennaio 2017 con la dichiarazione di eccezionalità degli eventi aveva autorizzato il dirigente del servizio all'immediata attivazione del Core»: un passaggio investigativo che ha scritto la parola fine su questo argomento.
La richiesta di archiviazione riguarda anche l'ex direttore generale della Regione, Cristina Gerardis, i tre direttori di dipartimento regionali Giovanni Savini, Silvio Liberatore e Vittorio Di Biase, il dirigente Antonio Iovino, e poi i due che si trovavano nella sala operativa della Prefettura, Vincenzino Lupi, e Daniela Acquaviva, la funzionaria che rispose al telefono a chi comunicava la tragedia appena avvenuta a Rigopiano con l'infelice frase, "la mamma degli imbecilli è sempre incinta", che fece il giro d’Italia. A questi si aggiungono l'ex deputata Federica Chiavaroli e Tiziana Capuzzi della Protezione civile che erano state iscritte in relazione all'equivoco sulla fine del figlio di Feniello che in un primo momento era stato dato per salvo. Su questo stesso argomento c'è anche una parziale archiviazione del Prefetto Provolo che resta comunque fra gli indagati, così come pure Andrea Marrone, Bruno Di Tommaso e Carlo Giovani: anche per loro una parziale archiviazione. (m.cir)