Furbetti del cartellino, chiesto il processo per 13 dipendenti

20 Luglio 2019

Escono di scena in quattro. Gli altri, a vario titolo, sono accusati di assenteismo, truffa e falso Il caso fu scoperto dai carabinieri che per sei mesi hanno tenuto sotto controllo struttura e addetti

PESCARA. Arriva la richiesta di processo per 13 dei 17 iniziali indagati per assenteismo di Provincia e Ambiente, società in house interamente partecipata dal socio unico che è la Provincia di Pescara, che svolge servizi di verifica e controllo di impianti termici. Il pm Andrea Papalia ha infatti chiuso l’inchiesta e firmato le richieste di rinvio a giudizio per i furbetti del cartellino, sette dei quali a suo tempo furono destinatari di una misura cautelate: interdizione dal servizio per sei mesi, firmata dal gip Nicola Colantonio.
IN 4 FUORI DALL’INCHIESTA. Escono di scena in quattro, la cui posizione è stata stralciata per essere archiviata: Livio Fornaro, Rosanna Natale, Alessandro Gabriele e Rosanna Cavallari.
IN 13 VERSO IL PROCESSO. Rischiano invece il processo Paride Chiulli, Graziano Di Tillio Biagio, Simone Di Silvio, Angelo Di Pietrantonio, Giancarmine Di Ciccio, Francesco Angeloni, Romina Nazari, Roberto Micucci, Angelo Bucci, Gianluca Pretara, Alberto Malito, Paolo D’Onofrio e il direttore della struttura, nonché capo del personale, Pietro Zallocco.
LE ACCUSE. Sono tutti accusati, a vario titolo, di assenteismo, truffa, falso e qualcuno anche di peculato per l’uso indebito dell’auto di servizio. Un’inchiesta condotta dai carabinieri del comandante Mingolla che per circa sei mesi (da agosto 2017 alla fine di gennaio del 2018) hanno tenuto sotto controllo struttura e dipendenti.
FOTO E FILMATI. Agli atti del fascicolo ci sono riprese filmate, fotografie, telecamere poste di fronte all’orologio marcatempo, e anche i risultati delle apparecchiature utilizzate per registrare gli spostamenti di alcuni degli indagati che guidavano le auto di servizio. Gli indagati, secondo l’accusa, avrebbero «ripetutamente attestato il falso omettendo di registrare, mediante l’apposito lettore marcatempo o badge, i propri allontanamenti dalla sede di lavoro, non effettuati per lo svolgimento di attività di servizio o comunque utilizzati per finalità ricreative e/o relazioni meramente personali, in periodi di tempo intermedi fra la registrazione dell’orario di ingresso e quello di uscita». Sempre stando all’accusa, gli imputati avrebbero utilizzato lo stratagemma del «doppio passaggio»" consecutivo in entrata o in uscita del badge che annullava la precedente operazione. Per ogni imputato il pm ha elencato tutte le registrazioni irregolari che servono a configurare il reato di truffa in quanto avrebbero «indotto in errore la società Provincia e Ambiente circa l’effettiva durata della propria presenza in servizio», procurandosi «l’ingiusto profitto corrispondente alla percezione della retribuzione commisurata all’intero periodo di apparente presenza in servizio». A quelli cui è stato contestato anche il reato di peculato, per l’irregolare utilizzo dell’auto di servizio, c’è anche l’aggiunta del falso per la compilazione del registro «giornale del conducente».
LA POSIZIONE DEL CAPO. Il gip, nello stilare le misure cautelari, era stato piuttosto pesante, soprattutto nei confronti di Zallocco, responsabile del personale, ritenuto «istigatore e concorrente morale della correa Romina Nazari» che divideva la stanza con lui. Secondo il giudice, Zallocco sapeva perfettamente quale era il malcostume dei dipendenti sui quali avrebbe dovuto vigilare. E questo soprattutto perché questi ultimi, per destare meno sospetti ed evitare di essere notati anche dal personale addetto alla vigilanza, «per entrare ed uscire dall'ufficio avevano più volte utilizzato l’ingresso di via del Concilio, normalmente chiuso, da dove era possibile passare solamente se in possesso della chiave del portone che era nella disponibilità esclusiva del direttore Zallocco...che era chiaramente consapevole che il dipendente interessato si doveva allontanare dall’ufficio ed uscire».
LA RISPOSTA DELL’AZIENDA. Dopo lo scandalo i vertici di Provincia e Ambiente hanno attuato una serie di correttivi per garantire la presenza in ufficio e sottoposto tutti a provvedimento disciplinare. La parola passa ora al gup che dovrà decidere sul rinvio a giudizio o su eventuali richieste di riti alternativi.
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