Furbetti del cartellino, venti indagati

A spasso invece di andare a fare i controlli: nel mirino della Procura i dipendenti della società che si occupa delle caldaie
PESCARA. La procura della Repubblica di Pescara alza il velo su uno scandalo che riguarda i furbetti del cartellino che sembrano essere sempre in attività nonostante i numerosi episodi che riempiono le cronache di giornali e notiziari. Nel mirino della magistratura pescarese questa volta sono finiti i dipendenti di Provincia e Ambiente spa, la società in house, ad intero capitale pubblico, il cui unico socio è proprio la Provincia di Pescara, che si occupa della gestione dei servizi in favore della pubblica amministrazione e più specificatamente di verificare il rispetto della normativa che prevede, per ogni cittadino, l’obbligo del controllo della caldaia di casa o di ufficio da parte di un tecnico abilitato. L’inchiesta conta una ventina di indagati che per alcuni mesi sono stati tenuti sotto strettissimo controllo dai carabinieri che hanno condotto le indagini con estrema discrezione, su disposizione del sostituto procuratore Andrea Papalia.
Sembra che a dare l’avvio all’inchiesta, anche se è raro che accada in casi simili dove l’omertà regna assoluta, sia stato un dipendente (ma forse anche più di uno) “disgustato”, diciamo così, da ciò che era costretto a vedere ogni giorno.
Colleghi che facevano in sostanza il proprio comodo, anche in maniera plateale, senza nessun controllo da parte dei superiori, come se fossero coperti da un’implicita immunità, uscendo sistematicamente dall’ufficio senza timbrare il cartellino, e dunque facendo figurare di aver osservato l’intero orario di lavoro come perfetti e diligenti dipendenti. A volte intascando anche i soldi per lo straordinario, o i buoni pasto per i quali è necessario effettuare un numero preciso e continuativo di ore sul posto di lavoro.
Gli investigatori hanno dunque messo in campo tutta la loro esperienza e tutti gli strumenti utilizzabili per individuare e incastrare questi furbetti del cartellino. Quelli che abbiamo più volte visto ripresi da telecamere nascoste nei diversi servizi giornalistici pubblicati e andati in onda nei telegiornali: non ultimo lo scandalo di Sanremo e, quello a noi più vicino, dei dipendenti del Comune di Sulmona. E anche in questo caso i militari avrebbero proceduto con analoghi sistemi per incastrare i “furbetti”. Telecamere poste in posizione strategica che avrebbero ripreso alcuni dipendenti dell’ufficio pronti a timbrare non solo il loro tesserino, ma anche quello del collega ritardatario. E avrebbero anche effettuato riprese fotografiche e pedinato i meno diligenti nelle loro peripezie mattutine, mentre avrebbero dovuto occuparsi delle proprie pratiche o quantomeno essere al proprio posto di lavoro.
Sembra comunque che gli investigatori siano andati anche oltre i normali controlli, effettuando anche precisi accertamenti tecnici sulle automobili di servizio con le quali alcuni dipendenti si spostano per andare a effettuare le verifiche della documentazione in possesso degli utenti che utilizzano le caldaie. Percorsi concordati con l’ufficio, e quindi facilmente verificabili, mentre sembra sia stato accertato che alcuni avrebbero approfittato di questa ghiotta opportunità per andarsene in giro per la città o a svolgere faccende familiari e personali, o magari per effettuare lunghe soste nelle proprie abitazioni, facendo però figurare che in quello stesso periodo stavano effettuando i controlli per i quali venivano pagati. Il reato ipotizzato è quello di truffa aggravata ai danni dell'ente pubblico che eroga lo stipendio.
Ma per qualcuno, in particolare quelli che avrebbero utilizzato l’autovettura di servizio, potrebbe scattare anche il reato di peculato per l’utilizzo improprio del mezzo di proprietà di Provincia e Ambiente. Insomma, procura e carabinieri con questa delicata indagine avrebbero sollevato il velo su un malcostume piuttosto diffuso nelle pubbliche amministrazioni. Un argomento peraltro di stretta attualità visto che la neo ministra della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, aveva annunciato un giro di vite per arginare in maniera decisa questo fenomeno, arrivando a parlare di impronte digitali e controlli biometrici per scoraggiare gli assenteisti.
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