Furgone a fuoco in via Tavo, rogo doloso

Vicino al mezzo di un anziano è stata trovata una bottiglia di benzina. Pettinari: «Servono i controlli»
PESCARA. C’è una bottiglia che conteneva benzina a raccontare l’origine dell’incendio scoppiato ieri, attorno alle 5.15, dentro al ferro di cavallo, l’edificio popolare di via Tavo da sempre connotato dal degrado e teatro di episodi di violenza, oltre che centrale dello spaccio. Il rogo di ieri ha interessato un furgone bianco, parcheggiato nell’area interna ai palazzi, e lì c’era la bottiglia. Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco, mentre i poliziotti della Volante hanno effettuato il primo intervento nel rione popolare. Ad occuparsi delle indagini, invece, è la Squadra Mobile per capire chi possa avercela con il proprietario del furgone, un uomo di 87 anni, che non usa più il mezzo da tempo e lo tiene parcheggiato lì da anni. È stato già ascoltato dagli investigatori ma mai nessuno, ha assicurato, lo ha minacciato. E ieri alle 5 nessuno ha visto o sentito qualcosa di strano, in zona.
Non è un fatto nuovo, per questo angolo di città perché sempre qui la notte tra il 2 e il 3 ottobre 2020 sono andate a fuoco due auto, in due momenti diversi, e un altro rogo era stato appiccato a novembre del 2019 al veicolo di una donna simbolo delle battaglie per la legalità che alcuni residenti conducono al ferro di cavallo. A luglio, in via Tavo, vicino all’incrocio con via Osento, è stato distrutto dalle fiamme uno scooter Gilera GP 800: per quell’incendio la squadra mobile ha arrestato nelle scorse settimane tre uomini.
Ieri, quando si è diffusa la notizia dell’ennesimo rogo, che fa scattare allarmi già suonati a ripetizione, il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari è tornato a lanciare un appello. «Al ferro di cavallo la situazione non sembra migliorare, anzi. I cittadini onesti sono stanchi e non ce la fanno più ad assistere quotidianamente ad atti illeciti che non possono denunciare per paura di ritorsioni: una vera tortura psicologica a cui vengono esposti da anni. Serve una massiccia operazione di controllo partendo dalle telecamere di videosorveglianza fino ad arrivare alla presenza fissa di un’unità di polizia h 24», ha detto Pettinari ripetendo proposte già formulate più volte. «Serve lo sgombero coatto degli occupanti abusivi e di tutti coloro che utilizzano la casa per commettere atti criminali, e le case devono essere subito riassegnate a persone oneste, altrimenti basteranno poche ore per rendere vano ogni sforzo e l’impiego di denaro pubblico. Serve, poi, un censimento capillare per sbattere fuori tutti coloro che non hanno diritto alle case: non possono continuare ad occupare un alloggio popolare coloro che girano con macchine costosissime e gioielli e vivono nel lusso ingiustificato. Non sono una soluzione», conclude, «l’abbattimento di queste case o le sanatorie per consentire agli occupanti senza titolo di rimanere negli alloggi popolari». (f.bu.)

