Furgone pirata, trovato il conducente

I carabinieri denunciano un 42enne di Montesilvano: aveva portato il mezzo in officina per coprire i danni dell’investimento
CIVITAQUANA. Individuato e denunciato per omicidio stradale e omissione di soccorso l’uomo che la notte scorsa, alla guida del furgone di proprietà della ditta per cui lavora, ha investito e ucciso in contrada Vicenne di Civitaquana Dialla Mamadou Tihana, il 27enne originario della Guinea che stava percorrendo a piedi la strada 602 per tornare a casa.
Si tratta di un 42enne di Montesilvano, originario di Civitaquana, impiantista dipendente di una ditta che ha sede a Tortoreto, in provincia di Teramo. L’uomo non è stato arrestato: nonostante le gravi accuse e le responsabilità evidenziate dalle indagini eseguite dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Penne, e da quelli delle stazioni di Civitaquana e Catignano, comandati dal capitano Giovanni De Rosa, il responsabile dell'omicidio stradale è a piede libero. A incastrarlo le telecamere della stazione di servizio dove il 42enne ha fatto manovra per tornare indietro subito dopo aver investito il giovane africano, oltre alla testimonianza di un residente della zona che, dopo aver sentito un botto fortissimo prima della mezzanotte, si è affacciato sulla strada pensando a qualcuno che avesse investito un cinghiale. Rimasto sorpreso che in strada non ci fosse nulla, dopo due minuti ha notato un furgone bianco che si fermava nella zona. L’uomo inizialmente non ha dato peso a questo particolare, ma il giorno dopo, saputo del ritrovamento, ha detto tutto ai carabinieri.
Il cadavere del giovane guineano è stato infatti trovato alle 16 del giorno dopo: il suo corpo era stato sbalzato fuori strada ed era seminascosto dagli arbusti. Se l’amico con cui abita e gli amici del Centro di accoglienza di Civitaquana non avessero dato l’allarme e non l’avessero trovato, probabilmente Tihana sarebbe rimasto lì ancora per molto tempo.
Il 42enne di Montesilvano invece la mattina dopo è andato a portare il furgone in un’officina non lontana da Montesilvano, in provincia di Teramo, per cancellare le prove dell’omicidio. Ma i carabinieri, dopo essere risaliti alla ditta e aver rintracciato il titolare, hanno raggiunto l’officina e hanno sequestrato il furgone prima che il carrozziere iniziasse il suo lavoro. Il ritrovamento del mezzo ha permesso di indirizzare l'ulteriore attività investigativa e di individuarne il conducente nel giro di poche ore.
Il sostituto procuratore della Repubblica di Pescara Marina Tommolini, titolare dell’inchiesta sull’omicidio del giovane africano, ha ritenuto di dover attendere l’autopsia prima di procedere a un eventuale arresto. Se l’autopsia accerterà che dopo l’investimento Tihana era ancora vivo, la posizione del 42enne sarà ancora più grave. L’avvocato dell’indagato, Anthony Aliano, ha dichiarato che «quanto prima chiariremo la posizione del mio assistito, affinché sia consentito al pubblico ministero di valutare al meglio i fatti oggetto di indagini».
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