Furto a casa Pilota, rubati i cimeli di Senna custoditi a Francavilla

4 Gennaio 2015

Due colpi in venti giorni: spariti il casco e la medaglia che il campione brasiliano regalò all’imprenditore pescarese

PESCARA. Un doppio sfregio: a Gino Pilota, scomparso otto anni fa, e all’amico-campione Ayrton Senna, del quale lo scorso primo maggio è stato commemorato il ventennale dalla morte. Uno sgarbo a un’amicizia speciale, quella che legava l’imprenditore pescarese - e con lui tutto l’Abruzzo - al corridore più amato della Formula 1.

I ladri che in tre settimane sono entrati per due volte nella villa di Pilota a Francavilla, senza lasciare tracce, si sono impossessati prima della medaglia che il fuoriclasse brasiliano aveva vinto da iridato e poi del cimelio più importante: il casco, con il numero 11, che la mamma di Ayrton aveva regalato a Pilota e alla moglie otto anni fa, al Motor Show di Bologna, per suggellare, una volta ancora, quel rapporto a doppio filo che aveva spinto il tre volte campione del mondo a venire più volte a casa di Pilota, che lo aveva portato anche allo stadio Adriatico a tifare per i biancazzurri.

Il furto è stato messo a segno nella nuova abitazione dove si è trasferita Jutta Weinberger, la vedova Pilota, vicino al ristorante Villa Sirio, a Pretaro di Francavilla.

Una duplice incursione consumata a distanza 20 giorni l’una dall’altra, ma quasi certamente firmata dalla stessa banda, che non si è subito resa conto, dopo il primo colpo, di avere dimenticato il pezzo più importante. E allora è tornata, per completare l’opera: lo dimostra il fatto che dopo il raid bis, scoperto solo ieri ma forse risalente a 2/3 giorni fa, è stato rubato solo il casco.

E’ stata la donna delle pulizie ad avvisare Jutta che il regalo di Senna non c’era più già venerdì scorso. E dire che la vedova Pilota, scottata dal primo furto, aveva cambiato le serrature delle porte dei due ingressi e installato le sbarre alle finestre della taverna, dove erano custoditi i cimeli dall’incalcolabile valore: il casco dentro una bacheca in plexiglass e sopra, appoggiata all’esterno della custodia, la medaglia. Non è bastato, il rinforzo. I ladri sono riusciti a penetrare di nuovo come avevano fatto a metà dicembre quando, oltre alla medaglia, si erano impossessati anche di 70 euro custoditi nella borsa della vedova dell’imprenditore.

«Luccicava come fosse d’oro, la medaglia, ma probabilmente non lo era», dice ora, sconsolata, Jutta, che vive da sola con i due cani, «Neppure i miei due boxer si sono accorti di nulla. E non c’è niente di rotto. Com’è possibile?». Nessun segno di effrazione, si rammarica la vedova Pilota, che ha denunciato solo il primo furto. E che ora vuole rendere pubblico il doppio colpo subìto per evitare che collezionisti e appassionati senza scrupoli possano acquistare i doni di Senna su Internet: «Otto anni fa, la mamma di Ayrton ci telefonò invitandoci ad andare a prendere il casco al Motor Show. Il numero 11 non aveva un significato particolare. Era una volontà espressa in vita da Ayrton, una bellissima persona, che era stata più volte a casa nostra anche con la fidanzata. Con lui, c’era un’amicizia bellissima. Li devono prendere, quei ladri».

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