Furto di oli esausti, due condanne

12 Dicembre 2017

Un anno e due mesi per Carlo Benincaso, titolare della Adriatica Ambiente, e il dipendente Massimo Aquilano

PESCARA . Erano stati arrestati a maggio del 2014 al termine di un’indagine dei carabinieri del Noe durata due anni, nata a seguito di alcuni furti di oli di frittura esausti. Ora, il tribunale di Chieti ha condannato a un anno e due mesi di reclusione Carlo Benincaso e Massimo Aquilano, rispettivamente, rispettivamente titolare e dipendente della ditta Adriatica Ambiente s.a.s. con sede a Mosciano Sant’Angelo (Teramo). Entrambi sono stati anche condannati al pagamento di una multa da mille euro. I fatti a loro contestati risalgono al periodo compreso tra marzo 2012 e marzo 2013. Benincaso, all'epoca, era finito in carcere. Per Aquilano, invece, e altre tre indagati, erano stati disposti gli arresti domiciliari. L’operazione fu eseguita con il concorso dei carabinieri di Teramo e Chieti, in esecuzione di un provvedimento del gip del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia, David Mancini. A dare il la all’attività investigativa del Noe, iniziata nel giugno 2011 dopo, serie di segnalazioni di aziende concorrenti alla Adriatica Ambiente, due delle Marche, una di Teramo e una dell’Aquila, ma anche alcune denunce di ristoratori che segnalavano effrazioni e furti di olio usato da smaltire, sia in Abruzzo che nelle Marche.
Tra i reati all’epoca contestati, l’associazione per delinquere per commettere una serie di reati in materia di rifiuti e contro il patrimonio ai danni di aziende concorrenti, ma anche la truffa, il furto e il traffico illecito di rifiuti. In sostanza, secondo l’accusa, i cinque si sarebbero spinti fino a prelevare l’olio dalle campane per la raccolta, sistemate da alcuni Comuni lungo le strade. In qualche caso, sempre secondo l’accusa, sarebbero anche andati a ritirare l’olio dai ristoratori, che avevano convenzioni per lo smaltimento con altre ditte.
L’attività avrebbe causato alle ditte concorrenti danni che all’epoca furono stimati in 200mila euro, in termini di minori quantità di rifiuto raccolto (che veniva pagato 150 euro a tonnellata). L’olio esausto infatti viene venduto ad aziende specializzate che lo recuperano per la produzione di carburante biodiesel.
Durante alcune perquisizioni nell’azienda, e in occasione di un arresto di uno dei dipendenti, avvenuto a Pescara nel gennaio 2013, furono sequestrate dal Noe alcune agende sulle quali erano annotati i luoghi dove venivano commessi i furti. Ciò permise agli investigatori di ”tracciare” luoghi e date in cui si sono svolti i reati.
Molti controlli furono eseguiti anche con il Gps per individuare dove fossero i camion nelle date segnate.
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