«Gabriele insisteva: chiama la prefettura»

L’autore della seconda telefonata sparita: una settimana dopo la tragedia denunciai tutto ai carabinieri
PESCARA. «Quando ho sentito Gabriele via whatsapp era molto teso. Quella mattina del 18 gennaio aveva chiamato il referente di sede, poi ha provato a contattare anche altri volontari della Croce Rossa tra cui mio cugino, che però non rispose perché stava guidando l’ambulanza. Noi ci siamo sentiti nel primo pomeriggio, per telefono, via whatsapp. Mi ha detto di chiamare la prefettura, era molto teso, più del solito, perché c’era il terremoto ed erano chiusi dentro l’hotel».
Matteo Di Domenico è un volontario della Croce rossa di Penne, com’era Gabriele D’Angelo. È lui che alle 14,48 fa la seconda telefonata alla prefettura, dopo quella di Gabriele delle 11,38. La seconda telefonata che, come la prima, non solo resta inascoltata, ma sparisce. Non risulta più da nessuna parte fino a quando i carabinieri forestali, grazie a un consulente tecnico richiesto dall’avvocato della famiglia D’Angelo, non la tira fuori appena pochi giorni fa. «Ma io l’avevo detto subito ai carabinieri di Penne una settimana dopo la tragedia, il 25 gennaio», racconta Di Domenico, «andai a presentare denuncia raccontando di quella mia telefonata alla Prefettura. Fornii anche gli screenshot del mio telefonino con le due chiamate fatte al numero del centralino che aveva contattato anche Gabriele. Ma poi non se n’è saputo più niente. Io lo avevo detto a gennaio 2017 ed esce fuori solo adesso. Come mai?». È amareggiato Di Domenico che nonostante sia riuscito a esaudire la richiesta dell’amico pur trovandosi a lavorare nella piena emergenza che c’era a Penne, si porta ancora dietro il rammarico di non aver fatto tutto quello che si poteva. «Quando ci siamo sentiti», ricorda, «Gabriele mi chiese di chiamare la prefettura e di dire di mandare una turbina e tre spazzaneve. Qua siamo bloccati mi disse, ce ne vogliamo andare, siamo completamente isolati, manca la corrente, anche le linee telefoniche non funzionavano. Mi ha ripetuto di chiamare la Prefettura più volte, in maniera insistente. Io gli ho detto che l’avrei fatto, e ho provato due volte a distanza di 20-25 minuti. La prima non mi hanno risposto, e l’ho scritto a Gabriele dicendo che avrei riprovato. La seconda volta invece mi hanno risposto, dalla Prefettura. Dopo avergli spiegato tutto, l’interlocutore mi ha detto che se ne occupava la Provincia e ha girato la mia chiamata al centralino della Provincia a cui ho detto tutto di nuovo. Mi hanno risposto che se ne sarebbero occupati loro». A quel punto Di Domenico prova a contattare Gabriele, ma non ci riesce. E torna all’emergenza di Penne, dove la neve aveva fatto crollare anche la tettoia di un supermercato. Ma quando quel pomeriggio viene aperto il Ccs, il giovane volontario non dimentica l’amico e riferisce a un vigile del fuoco, questa volta a voce, della situazione di Rigopiano. Che cosa gli devo dire? Chiede Matteo. «Mi dissero che già si sapeva. E intorno alle 18 scrissi a Gabriele il messaggio che non ha mai letto. Era quello che supposi: sicuramente non per oggi». (s.d.l.)

