Gabriele travolto e ucciso a 18 anni, ora l’esame sui fari di auto e moto

Il 14 settembre l’incidente probatorio per accertare la responsabilità del 20enne finito in carcere. Tra i quesiti del giudice, la dinamica esatta dell’incidente e la velocità dei due mezzi coinvolti
CITTA’ SANT’ANGELO. Ci vorrà una consulenza tecnica specifica prima di definire il procedimento a carico di G.N., il ventenne di Montesilvano che la notte dell’8 agosto scorso ha provocato la morte del 18enne Gabriele Falcone, studente dell’Acerbo, investendolo in pieno dopo aver invaso la corsia opposta con la sua Fiat Punto nera a fari spenti, in fase di sorpasso e sotto l'effetto di stupefacenti, mentre la vittima viaggiava regolarmente in fila indiana con altri due amici in sella alle loro moto sul ponte Filomena Delli Castelli, tra Montesilvano e Silvi. È stato il pm Anna Benigni ad avanzare al gip Mariacarla Sacco la richiesta di un incidente probatorio per acquisire una perizia cinematica volta ad accertare la responsabilità dell’indagato. Perizia che il giudice ha subito condiviso, fissando la data al 14 settembre prossimo per l’affidamento dell’incarico a un ingegnere già individuato. Il quesito che il gip formulerà all’esperto è molto chiaro, anche se altrettanto chiara appare, al momento, la dinamica dell’incidente a seguito delle testimonianze di chi ha assistito a quel drammatico frontale: primi fra tutti i due amici della vittima che viaggiavano prima e dopo il povero Gabriele e che solo per miracolo sono scampati alla morte.
«Accerti il perito», questo il quesito, «la dinamica del sinistro, esaminati tutti gli atti del procedimento ed in particolare lo schizzo planimetrico e le foto scattate dalla polizia giudiziaria nell’immediatezza del fatto, descrivendo l’azione dell’auto condotta dall’indagato e l’azione del motociclo condotto dalla persona offesa, con particolare riferimento alla velocità tenuta dagli stessi, al rispetto delle regole di perizia/prudenza di guida, anche in relazione alla circostanza di tempo, allo specifico tratto stradale e ai limiti di velocità». E, qui arriva uno dei punti centrali, «accertando se l’autovettura Fiat Punto condotta da G.N., nella fase pre-urto e al momento dell’urto con il motociclo condotto dalla vittima, circolasse o meno a fari spenti e quant’altro utile ai fini di giustizia».
Questo anche perché, nell’interrogatorio di garanzia, a parte il suo «atteggiamento e sguardo di sfida», stando a quanto evidenziato dal pm, l’indagato (assistito dall’avvocato Gianluigi Amoroso) avrebbe dichiarato che non aveva bevuto né consumato sostanze stupefacenti. E per quanto riguarda l’incidente, di aver avviato il sorpasso non ad alta velocità ed a fari accesi, affermando che invece la vittima andava «abbastanza forte». L’opposto di quanto emerso finora dalle indagini, e nonostante la Asl abbia certificato l’assunzione di stupefacenti. Secondo il gip, allo stato è corretta la qualificazione del reato ipotizzato dalla procura che ha contestato l’omicidio volontario o, in alternativa, l’omicidio stradale. Il giudice non si è quindi espresso per l’uno o l’altro reato, in attesa di conoscere «i doverosi e successivi approfondimenti investigativi, primo fra tutti una consulenza tecnica tesa ad accertare la dinamica e cinematica del sinistro».
E comunque, per il giudice Sacco, «l'indagato ha posto in essere una condotta gravemente sprezzante delle più elementari regole di condotta alle quali devono conformarsi gli utenti della strada nel rispetto della propria e dell’altrui incolumità, in quanto mentre era alla guida di una autovettura con fari spenti, nonostante fosse piena notte (era circa l’una di notte ndr), sotto l’effetto di stupefacenti, aveva superato i veicoli che lo precedevano in corrispondenza di una curva, su un tratto stradale marcato da linea orizzontale continua e, nell’effettuare la manovra di sorpasso, aveva invaso la corsia opposta nonostante in quel momento stessero provenendo, con le luci accese e quindi ben visibili, tre motocicli uno dietro l’altro».
E nello spiegare il perché della misura in carcere (dove è ancora detenuto l’indagato), la giudice Sacco parla dei suoi precedenti che «caratterizzano la biografia penale/criminale di un soggetto con uno stile di vita che lo porta, inevitabilmente, a tenere condotte dettate dalla necessità di sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine, con conseguente rischio di commissione di gravi reati colposi e dolosi». L’indagato la sera dell’8 agosto era in auto con il fratello gemello e con altri due amici che fuggirono subito dopo l’impatto, ma che la procura ha immediatamente individuato.
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