Galileo 2000, De Virgiliis premia i grandi a Firenze

L’avvocato originario di Roseto e molto legato a Pescara ha consegnato il riconoscimento a due premi Nobel, alla principessa Haya e a Tim Robbins
PESCARA. Immaginate una serata con tre premi Nobel, un Oscar, una principessa e il direttore del più importante teatro lirico d'Europa. Un sogno? Un sogno sì, ma non per Alfonso De Virgiliis, avvocato nativo di Roseto e tuttora legatissimo all'Abruzzo, tanto da tornare frequentemente in quel di Pescara. Nella città che da decenni lo ha invece adottato, Firenze, De Virgiliis presiede la Fondazione Premio Galileo 2000, premio di cui venerdì si è tenuta la 16esima edizione, al Teatro Della Pergola. Una serata dal sapore particolare, perché celebrata in concomitanza con il forum internazionale dei sindaci per la pace, Unity in diversity, che termina oggi nel capoluogo toscano; e a pochi giorni dalla conclusione dell'Expo.
La prolusione presidenziale, dunque, ha tracciato un filo rosso proprio lungo queste coordinate. «Il tema dell'Expo è stato il cibo, e io ribadisco quanto ho già avuto modo di dire su questo palco: con tanta gente che ha fame è difficile avere la pace», ha scandito il 77enne avvocato. Ad affiancarlo, «un politico che io ammiro molto», il primo cittadino gigliato Dario Nardella, intervenuto alla pari di uno degli assessori di punta della propria giunta, Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti. Per loro, non sono mancati gli applausi da una platea la cui composizione era geograficamente eterogenea almeno quanto quella dei premiati: tanti erano gli amici giunti perfino dagli Stati Uniti a omaggiare lo spirito cosmopolita dell'evento, spirito che ben si è tradotto nelle letture poetiche dell'attrice Violante Placido e nella breve ma intensa esibizione di una giovanissima ed eppure già virtuosa chitarrista.
Il primo tributo è andato dunque ad Haya di Giordania, ed eccola la principessa, che nel discorso di accettazione ha ripercorso l'impegno proprio e del marito per aiutare gli indigenti di tutto il Medio Oriente e, più recentemente, persino della Grecia. Poi è stata la volta, appunto, di due Nobel: Shirin Ebadi, avvocato iraniano, che ha ritirato il Premio per i diritti umani in nome dell'amica Narghez Muhammadi, attualmente detenuta per volere del regime di Teheran; e Tawakkul Karman, paladina della lotta democratica in Yemen. Quindi è toccato ad Alexander Pereira, sovrintendente della Scala di Milano; e, restando in tema musicale, Paolo Conte, che ha intrattenuto la platea con un breve concerto. Il terzo Nobel, Dario Fo, non potendo essere presente ha accettato il Premio alla cultura con un gramelot video-registrato.
Infine, l'altro concerto, quello di chiusura: sul palco, però, non un musicista di professione, bensì un attore da Oscar, Tim Robbins, che nell'inedita veste di cantante country ha ricevuto il Premio per l'impegno civile.
E attenzione: se è vero che questi nomi hanno già blasone da vendere, è anche vero che il Galileo 2000 è stato spesso viatico per nuova gloria. «Nel 2004 ospitammo Mohammed Yunus, l'economista bengalese padre del microcredito», ha ricordato l'inossidabile De Virgiliis. «All'epoca, non aveva ancora vinto il Nobel. Tempo nemmeno due anni, e il Nobel è arrivato». Chapeau.
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