Gallerati: «Sbagliato invocare l’Antimafia per Montesilvano»

L’ex sindaco torna a indossare la fascia tricolore e parla della crisi: ai miei tempi le lobby erano più agguerrite
MONTESILVANO. «Invocare l’Antimafia rappresenta solo un danno d’immagine per Montesilvano, che non è una città di delinquenti». A esserne convinto è l’ex sindaco Renzo Gallerati che, ieri mattina, dopo essere tornato a indossare la fascia tricolore per celebrare un matrimonio civile, ha espresso le proprie perplessità in merito alle dichiarazioni del primo cittadino dimissionato a febbraio, Attilio Di Mattia, secondo il quale a Montesilvano sarebbe necessario l’intervento dell’Antimafia.
«Conosco Attilio e so che i suoi appelli sensazionalistici sono un modo per mantenere alta l’attenzione su alcuni temi», commenta Gallerati, «ma la sua invocazione stavolta mi sembra davvero eccessiva perché non viviamo nella Sicilia estrema o nel circondario di Napoli o Caserta. Ho partecipato per anni, da sindaco (1995/2004), a vertici delle autorità di pubblica sicurezza, insieme a procuratori della repubblica e antimafia. Non mi pare di aver mai sentito parlare», prosegue, «di gente annegata nell’acido o buttata nei pilastri di cemento, di usura o di appalti pilotati. E poi c’è una cartina al tornasole: la sentenza di primo grado del processo Ciclone che arriva dopo un’ampia indagine». A detta dell’ex sindaco, infatti, Montesilvano è stata «rovesciata come un calzino» dall’urbanistica ai lavori pubblici passando per gli enti partecipati.
«Nella sentenza», prosegue Gallerati, «non c’è traccia di un’attitudine all’illegalità e non sto facendo l’avvocato di me stesso. Sono stati censurati i comportamenti, non i provvedimenti. Mi fido di questa magistratura che non ha fatto favoritismi, quindi invocare l’Antimafia significa solo creare un danno d’immagine alla città». Non essendo, tuttavia, Montesilvano estranea al crimine, il segreto, secondo Gallerati, «è tenere alta la guardia come già fanno egregiamente le forze dell’ordine». Quanto alle pressioni delle lobby, lamentate sia da Di Mattia che da Francesco Maragno, Gallerati sottolinea che 10 anni fa la situazione era peggiore di quella attuale ma di essere riuscito a evitare condizionamenti. «Ai miei tempi, ce n’erano di più perché l’economia tirava e perché approvammo un Prg e tre piani particolareggiati, ma la soluzione è nel saper distinguere tra economia sana e economia malata». Quanto alla crisi politica, Gallerati commenta: «Ho visto il sindaco visto molto sofferente e lo capisco perché conosco la sua forma mentis. Maragno è un militare, un uomo delle istituzioni, non viene dalla carriera dei partiti. Quindi non è abituato né al compromesso né a discorsi distanti dall’interesse pubblico. Ma io spero che questo Consiglio comunale recuperi una sana dimensione di ragionevolezza. A questo punto non contano più i partiti, conta la città».
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