Gambizzato, vuota la telecamera sul rondò

Ancora in fuga chi ha sparato in via Lago di Capestrano, oggi l’arrestato Natali davanti al giudice
PESCARA. Sarà interrogato questa mattina alle 10.30 William Natali, l’unico arrestato al momento per i cinque colpi alle gambe di Emanuel Zuanel, il pugile di 33 anni gambizzato domenica in via Lago di Capestrano.
Su Natali pendono le accuse di tentato omicidio e di porto abusivo d’armi perché l’uomo, secondo il pm Barbara Del Bono, avrebbe partecipato all’aggressione del pugile mentre a sparare i colpi sarebbe stata un’altra persona che gli uomini della Squadra Mobile stanno cercando. Ma Natali, difeso dall’avvocato Roberto Serino, fornirà un’altra ricostruzione di quello che è accaduto domenica in via Lago di Capestrano perché il 34enne, secondo la difesa, prima sarebbe andato a pesca e poi avrebbe accompagnato a casa, a Rancitelli, il figlio e la moglie. Tornando a casa, avrebbe sì sentito gli spari ma non si sarebbe avvicinato al luogo e a tirarlo in ballo, sempre secondo la versione della difesa, sarebbe stato un testimone che avrebbe fornito una descrizione degli abiti che Natali portava quel giorno.
Il 34enne, nome già conosciuto alle forze dell’ordine, si difenderà quindi allontanando la sua presenza dal luogo dell’agguato anche se il suo nome è stato fatto dallo stesso gambizzato.
Intanto, proseguono le indagini della Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana per individuare tutti i componenti dell’agguato al pugile ricoverato in ospedale dopo essere stato operato.
Nessun aiuto arriverà, come spesso accade, dalla telecamera del Comune posizionata sulla rotatoria di via Lago di Capestrano che non funziona anche se, proprio perché distante dall’agguato, difficilmente avrebbe inquadrato gli spari e l’aggressione a Zuanel. In ogni caso, quella telecamera non è funzionante.
Zuanel, come lui stesso ha raccontato nell’intervista al Centro, prima sarebbe stato raggiunto da cinque colpi di pistola – l’arma deve essere ancora trovata – e poi sarebbe stato aggredito da altre cinque persone che i poliziotti stanno cercando.
Il giovane, ricoverato nel reparto di Ortopedia al secondo piano dell’ospedale, conosce chi gli ha sparato ed è stato lui, prima di entrare in sala operatoria, a fare quel nome ai poliziotti. Secondo la sua versione, inoltre, sarebbe stato gambizzato per «aver chiesto l’elemosina», perché chiedeva soldi per mangiare. Le indagini, quindi, proseguono a caccia del commando di sei persone che prima ha sparato e poi ha aggredito il pugile, il 33enne dalla carriera luminosa ma anche dal passato turbolento con un arresto nel 2010 e un paio di anni trascorsi in carcere. Dalle telecamere, così, non arriverà nessun aiuto alle indagini. (p.au.)
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