Gara per 3,7 milioni di pasti da servire ai malati in ospedale

28 Novembre 2023

Scelta la commissione che deve decidere la ditta vincitrice: base d’asta di 104 milioni di euro

PESCARA. Centoquattro milioni di euro per servire 3,7 milioni di pasti l’anno, tra colazioni, pranzi e cene, ai degenti degli ospedali abruzzesi.
La commissione che deciderà il vincitore del maxi appalto della sanità è stata nominata ieri mattina dall’Areacom, diretta da Donato Cavallo. All’estrazione hanno partecipato anche i rappresentanti di due delle imprese concorrenti. Le operazioni non hanno subito intoppi: l’appalto quindi può procedere. Ha la durata di 24 mesi rinnovabili.
NUMERI DA CAPOGIRO.
Il numero dei pasti da fornire, si diceva, è enorme. Sono distinti per colazione (oltre 1 milione e 179mila), pranzo (1 milione 218mila) e cena (1 milione 138mila e rotti) più 245mila cestini.
In quanto ai numeri delle singole Asl, e delle relative strutture ospedaliere, è l’azienda pescarese che batte tutte le altre con un fabbisogno di colazioni che supera le 274mila unità l’anno e che sfiora quota 300mila per ciò che riguarda i pranzi.
La Asl di Teramo occupa il secondo posto, seguita dall’Aquila e quindi Chieti. Che però, come Azienda ha richiesto il maggior numero di pasti per i dipendenti: 42.289 l’anno contro i 31.965 di Pescara seguita da Teramo (3.471) e L’Aquila (1.667).
REGOLA NUMERO UNO.
Il malato è sacro, almeno così dovrebbe essere. «L’utenza che usufruisce del servizio di ristorazione è rappresentata dai degenti ricoverati nei presidi ospedalieri e nelle strutture sanitarie territoriali, sia in regime normale sia in day-hospital, nonché da dipendenti delle aziende sanitarie ed ospedaliere dotate di mensa», si legge nelle prime righe del capitolato d’appalto che punta a premiare i prodotti abruzzesi.
«Si sottolinea che tutti gli alimenti acquistati devono essere di prima qualità», è la regola principale per chi aspira ad aggiudicarsi la gara che è divisa in cinque lotti in modo da coprire le Asl abruzzesi e il vicino Molise.
MADE IN ABRUZZO.
Ha più chance chi propone menù con prodotti locali.
«Poiché le Regioni Abruzzo e Molise promuovono l’impiego di prodotti biologici, certificati ai sensi delle rispettive normative comunitarie di riferimento, e prodotti provenienti da filiere corte (ovvero prodotti all’interno dei confini regionali)», viene infatti sottolineato nel capitolato d’appalto, «ai fini dell’attribuzione del punteggio tecnico migliorativo l’impresa concorrente potrà presentare apposita relazione nella quale verrà valutata la modalità di inserimento dei suddetti generi alimentari nei menu proposti con riferimento alla frequenza di utilizzo».
LA VARIETÀ DA GARANTIRE.
Il menu per le diverse categorie di utenti, articolato su una settimana, deve essere suddiviso e diversificato in autunno, inverno e primavera-estate. Il primo inizia indicativamente dal 14 ottobre e termina il 31 dicembre. Il “menu inverno” parte dal primo gennaio e termina il 15 aprile. Il “menu primavera-estate” va dal 16 aprile fino al 13 ottobre.
Il menù di ingresso, per esempio, sarà il seguente: primo pastina in brodo o riso in bianco; secondo: pollo lesso o mozzarella; contorno: patate lesse o verdura cotta; poi frutta fresca o cotta; pane o grissini e acqua. Per la pastina in brodo, si legge sugli atti di gara, «alternare il formato con puntine, stelline, gattini, filini e tempestine».
Tre i pasti al giorno, tra colazione, pranzo e cena. Tre primi, tre secondi e altrettanti contorni a scelta.
A colazione latte, caffè o, in alternativa, latte di riso, di mandorla, di avena, di soia oppure orzo solubile, te o camomilla in filtri, bevanda al cacao o yogurt naturale o alla frutta assortiti (magri o interi). E nei giorni successivi a quello di ingresso, nel menù del pranzo compaiono la pasta e, per secondo, le alternative di pesce, uova, formaggio o prosciutto crudo o bresaola. Idem a cena dove però la pasta è sostituita da minestra di verdura o legumi o in brodo.
Largo anche al biologico. La carne bovina, per i degenti e per i dipendenti, per almeno il 20% espresso in percentuale di peso sul totale, deve provenire da produzione biologica. Per i degenti dei reparti di neonatologia e pediatria e, in generale, per i ricoverati fino ai 19 anni di età, la percentuale di peso sul totale da produzione biologica sale al 50%. Stesso discorso, ma con percentuali diverse, anche per la carne suina (5%), gli ortaggi e la frutta (40%).
LA REGOLA MORALE.
Infine spunta anche una raccomandazione di carattere deontologico: chi vince la gara, infatti, deve impegnarsi a rispettare una regola fondamentale: «Rifiutare qualsiasi compenso e/o regalia» da parte dei pazienti che vorrebbero cambiare menù.
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