«Gassman mi voleva Ho scelto la famiglia»

24 Settembre 2017

Le vite di Daniela Musini: attrice, pianista e regina dei quiz

PESCARA. «Quando sono nata non ho pianto. Ho pensato: e l'applauso?». La vita è un immenso palcoscenico per Daniela Musini, studiosa di D'Annunzio, attrice teatrale, pianista, scrittrice pluripremiata con prestigiosi riconoscimenti ricevuti in tutto il mondo. E ancora: drammaturga, due lauree (in Lettere moderne e Lingue straniere) campionessa italiana di quiz televisivi, ora Duse, ora Callas. In casa si trasforma nella fata Confetto dietro la porticina magica e interpreta le favole per i suoi adorati nipoti, Martina e Diego, 10 e 5 anni, che giocano indossando i sontuosi abiti di scena di nonna Dedè e strimpellano sullo Schimmel, il pianoforte di cui è gelosissima.
La famiglia. «Sono i miei eredi artistici. Martina sarà una grande cantante lirica, Diego un sassofonista», profetizza l'attrice che 24 anni fa disse no a Vittorio Gassman quando il Mattatore le chiese di mollare tutto ed entrare nella sua compagnia teatrale. La svolta della vita per qualunque artista. Ma Daniela, sposata all'età di 23 anni, disse no al grande Gassman perché non volle separarsi dalle amate figlie Michela e Enrica Sabatini, oggi 36 e 35 anni, all'epoca due bimbe. Daniela Musini, concepita a Caracas in Venezuela da papà Berardo, rappresentante di elettrodomestici e mamma Tina Ippoliti, originari del Teramano, è nata a Roseto degli Abruzzi. Qui ha frequentato le elementari, le medie al Fedele Romani e le magistrali al Bambin Gesù. Ha vissuto per circa 40 anni a Pescara prima di trasferirsi, nel 2011, nel suo buen retiro di Città Sant'Angelo – stracolmo di targhe, autoritratti, foto di scena – dove vive e insegna musica alla scuola primaria. Con lei il compagno, Nino Silverio, – «Lui è la concretezza, la stabilità. Io sono l'estro» – generale pilota dell'Aeronautica Militare, in pensione.
I riconoscimenti. Daniela ha un curriculum di 33 attestati letterari nazionali e internazionali, premi alla carriera, tra i quali l'“Adelaide Ristori", assegnato ogni anno a 50 donne in tutto il mondo che si siano distinte per meriti artistici e culturali. Scrittrice poliedrica: da I 100 piaceri di d’Annunzio a Lucrezia Borgia, a Messalina, a Mia Divina Eleonora, vincitore di sette premi internazionali. Temperamento vulcanico, mamma e donna di casa, «studio col timer, poi vado a girare le polpette o a spegnere la lavatrice», scherza lady Callas, fa la spesa al supermercato e poi si mette ai fornelli a preparare manicaretti golosi per la famiglia. «Che è il mio punto fermo. Tutto il resto è il sogno di bambina», ripete come un mantra mentre si prepara ai prossimi debutti con lo spettacolo Maria Callas, La Divina (l'ultimo, il 16 settembre scorso, al teatro Mercadante di Cerignola) in concomitanza con le celebrazioni del quarantennale della morte del soprano di origine greca.
Acclamata e premiata in tutto il mondo, un po’ snobbata a Pescara. Debutterà prima o poi anche in città, «grazie alla sensibilità dell'assessore alla Cultura, Giovanni Di Iacovo». Accadrà a gennaio, con il monologo sulla Callas. Intanto, il 2 dicembre sarà a Monza, quindi di nuovo tournée in Puglia. «Vorrei debuttare anche a Parigi e recitare in francese. I pescaresi amano D'Annunzio? Non abbastanza, commettono l'errore di pensare che il Vate non amasse la sua città».
Pescara e D’Annunzio. Quindi D'Annunzio amava Pescara? «Assolutamente sì, ovunque sia andato non ha mai rinnegato le sue origini e parlava anche il dialetto. Però Pescara a lui stava stretta, quindi andava via. I pescaresi non hanno mai saputo "sfruttare" il marchio D'Annunzio. Per esempio, viale D'Annunzio potrebbe diventare una strada tappezzata di display con spezzoni delle sue poesie o scritti. La città ha bisogno di un teatro classico, tipo il Marrucino di Chieti o il Verdi di Busseto. Il Michetti è carino, ma il vero teatro deve dare l'idea di un'alcova perché, in scena, si consuma un atto d'amore. Guardare i palchi, i volti nascosti, il silenzio attonito e sacrale è un'emozione fortissima.
La passione per musica e teatro. E per lei cosa rappresenta la città adottiva? «È la città degli studi, dall'università al conservatorio D'Annunzio; del primo amore, dell'infanzia delle bimbe, dei primi batticuori teatrali. Il debutto il 5 agosto 1996. Ero la voce narrante de "La scoperta del liberty dannunziano", l'opera teatrale che scrissi per William Zola. Fu lui a volermi "in scena" per la prima volta. Anche se il primissimo debutto risale all'età di 4 anni quando in piazza Ungheria, a Roseto, venne il circo Takimiri. Gabriella, circense, mi vide ballare il paso doble e mi volle sotto il tendone. Mia nonna materna, Maria Ippoliti, mi cucì un vestitino di tulle giallo. A otto anni guardavo in tv la prosa del venerdì sera ed ero ammaliata dai vari Alberto Lupo, Lea Massari, Giorgio Albertazzi, dei quali studiavo le movenze interpretative. Mia madre, spaventata dalla mia capacità di entrare e uscire da un personaggio davanti allo specchio, in tenera età, mi portò dal medico. Ricordo anche il nome, Roberto Bontardelli, di Roseto, il quale la rassicurò: “Daniela è una bimba estrosa, la lasci fare, magari diventerà un'attrice”. Mio nonno paterno, Mimì Musini, violinista, mi insegnò ad amare gli strumenti musicali. A 9 anni iniziai a studiare pianoforte al Luisa D'annunzio e a 18 anni mi diplomai al conservatorio Giordano di Foggia. Dallo zio mentore Dario Ippoliti, frequentatore del Sistina, ebbi in regalo “Il Piacere” che lessi di nascosto. Da quel momento, avevo 14 anni, esplose la mia passione dannunziana. Nel 1993 l’incontro con Vittorio Gassman».
Ce lo racconta?
«Quella sera mi fu presentato al teatro D'Annunzio, dove lui recitava. Andammo a cena col gruppo teatrale. Alla fine della serata mi disse: vieni a Ravello, debutterai nella mia compagnia. Ero frastornata, incredula. Tornai a casa, aprii le porte delle camerette dove le mie figlie dormivano e andai a letto: avevo già deciso di non accettare. Separarmi da loro era inaccettabile. Non chiamai mai Gassman per dirglielo e non seppi mai se lui mi aspettò. Se avessi accettato, forse avrei avuto una carriera diversa. La mia è una carriera self made e ne sono orgogliosa. Fiera di quella decisione e della mia indipendenza. Il mio grazie va solo al pubblico che mi segue da anni, ovunque io vada. In Italia come all'estero, Berlino, Istanbul, Ankara, Colonia, Lione, San Pietroburgo, Kyoto, Cuba, Bielorussia, Minsk, Varsavia, Philadelphia, Pittsburgh.
La televisione. Nel maggio 1988 la partecipazione a Telemike. Che esperienza fu diventare regina milionaria del telequiz nazionalpopolare?
«La svolta della vita e della mia carriera. Mike Bongiorno era più colto di quanto volesse sembrare e molto irascibile. Vinsi 228 milioni e comprai casa, a Pescara. Due mesi prima, marzo 1988, partecipai a Il Pigliatutto di Giancarlo Magalli e vinsi 44 milioni. Nel 1993 feci la riedizione di Rischiatutto con Pippo Baudo il quale mi disse: “Daniela, sei una macchina da guerra. Un bellissimo mostro”. Vinsi due milioni. Nello stesso anno, partecipai a Il signor Bonaventura con Luciano Rispoli; nel 1999, a Passaparola, con Gerry Scotti; nel 2000 al Gambero con Barbara Palombelli e nel 2005 al trofeo dei campioni di Passaparola. Detengo il record di campionessa italiana di quiz televisivi. Amo spesso dire che sono una donna metallica: volontà d'acciaio, memoria di ferro e faccia di bronzo. Ma che si sappia (ride): io tremo tutta prima di sentire il fruscio del sipario che si apre. Mi esplode il cuore dalla paura e, il giorno del debutto, il panico mi ammutolisce.
Riti scaramantici prima di entrare in scena? «Non ne ho. Indosso il colore viola , 7 e 9 sono i miei numeri portafortuna».
Che definizioni darebbe di se stessa? «Passionale, disciplinata, autoironica, rigorosa, metodica, melodrammatica, perfezionista, maniacale».
In preparazione? «Un libro sulle passioni di alcuni grandi personaggi della storia e un'opera teatrale top secret su un mito americano.
Come si tiene in forma? «Con la gioia di vivere».
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