Generosità e amore oltre le macerie Così vive la speranza

27 Agosto 2016

Gesti ammirevoli, gente valorosa e tanta solidarietà L’Italia migliore accanto ai superstiti nel segno del futuro

di GIANFRANCO BETTIN

Nelle situazioni peggiori gli italiani danno spesso il meglio di se stessi, ha scritto Elsa Morante. In queste ore ne abbiamo conferma. Tra le macerie dell’ennesimo terremoto non si contano i gesti ammirevoli, le storie straordinarie, le persone generose, valorose, eroiche, a mostrare che la vita continua e che la lotta contro la distruzione perfino della speranza è in buone mani.

Abbiamo saputo di persone sacrificatesi per salvarne altre nell’istante stesso del crollo. Della resistenza inaudita dei sepolti vivi, semi asfissiati, prostrati dal dolore e dall’angoscia, nello sforzo strenuo di salvarsi e di salvare così, con la propria vita, il futuro di tutto un paese. E abbiamo saputo dei volontari corsi sui luoghi colpiti senza neanche conoscere nessuno, a volte da molto lontano. O che da lontano garantiscono sostegno, sangue donato, fondi elargiti, disponibilità a fare, a esserci. Molte piccole e grandi storie che mostrano un sentire corale e un agire che comunica ovunque la presenza confortante di uomini e donne di buona volontà. La risorsa principale di un paese. Anche di un paese come l’Italia, che ha visto avvoltoi e speculatori volteggiare e cibarsi di ogni tragedia.

I costruttori che ridono del terremoto dell’Aquila, pregustando «lavori per almeno dieci anni». Il prefetto che dice ridendo di aver recitato la commozione di fronte ai superstiti, accarezzando i bambini. Gli sciacalli già visti ad Amatrice. Qualche discorso cinico sul business della ricostruzione.

È Italia anche questo. Ma vogliamo credere che lo sia ben più quella che, nel momento più difficile, sta appunto dando il meglio. A patto che ciò produca un cambiamento, una maggiore consapevolezza anche nella quotidianità, cioè quando si pianifica, si ricostruisce, mirando finalmente al bene e alla sicurezza comuni, e anche quando si decide da chi farsi rappresentare e governare.

Le case di Norcia, ricostruite o ristrutturate con criteri anti sismici dopo il terremoto del 1979 hanno salvato molte vite, l’altra notte. Così dovrà essere d’ora in poi, dando il meglio di noi stessi non soltanto in occasioni estreme. Possiamo farcela. Perfino il più radicale fustigatore dei nostri costumi e di ogni “secol superbo e sciocco”, di fronte all’incombere delle catastrofi naturali e all’“aspra sorte” che sempre ci minaccia, osava pensare a uomini “tutti fra se conferedati” come solo modo efficace di reagire, come sola salvezza. Così sia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA