«Gestori e Regione insieme come in Veneto e Versilia»

PESCARA. Il grande pasticcio delle spiagge nasce da una relazione dell’avvocatura generale della Corte di Giustizia dell’Ue in cui si dichiara illegittima la decisione presa quattro anni fa dall’Itali...
PESCARA. Il grande pasticcio delle spiagge nasce da una relazione dell’avvocatura generale della Corte di Giustizia dell’Ue in cui si dichiara illegittima la decisione presa quattro anni fa dall’Italia, quando il Parlamento allungò la durata delle concessioni demaniali dal 2015 al 2020. In attesa del pronunciamento della Corte di giustizia del Lussemburgo, previsto entro la primavera, il timore è che l’estate 2016 potrebbe aprirsi con tutti gli stabilimenti balneari dichiarati abusivi e messi all’asta dall’Europa.
Eppure, a sentire la voce degli imprenditori del mare, una scappatoia per sfuggire dalle maglie della burocrazia comunitaria esiste e può essere attuata in tempi brevi. «Il Veneto e la Toscana hanno attuato delle soluzioni», sottolinea Riccardo Padovano (Sib/Confcommercio Abruzzo), «intervenendo nell’ambito del riordino della legge quadro sul demanio. Invece l’Abruzzo è rimasto indietro in questa partita. Eppure i tempi per intervenire ci sono: il presidente Luciano D’Alfonso e il suo vice Giovanni Lolli si sono impegnati a portare la questione sui tavoli della politica regionale e spero sia davvero così».
Ma come può essere aggirata la direttiva Bolkestein?
«Il sindaco di San Michele al Tagliamento ad esempio», spiega Padovano, «per la località rivierasca di Bibione ha messo in piedi un protocollo d’intesa tra Regione Veneto, Comuni e stabilimenti balneari per costituire un’associazione temporanea d’imprese impegnata nella realizzazione di un sabbiodotto da 3 milioni di euro. In cambio di questa spesa gli imprenditori hanno ottenuto l’allungamento delle concessioni fino al 2035. Lo stesso è stato fatto in Versilia, tra l’altro su mio suggerimento. Da noi si potrebbe seguire lo stesso procedimento, ma con un progetto calato sul territorio per realizzare opere in difesa della costa».
Il primo passo spetta però alla Regione, chiamata ad approvare una delibera interpretativa che stabilisca i criteri e i parametri per estendere le concessioni. Poi, successivamente, dovrebbero intervenire i Comuni. «Ho presentato il progetto nel maggio scorso durante un convegno», rivela Padovano, «mi spiace che i miei suggerimenti non sono stati ascoltati. Abbiamo perso cinque anni per discutere tra noi sindacalisti, abbiamo fatto molta filosofia, adesso spero che si vada sul concreto come in Veneto». (y.g.)
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