«Già persi 6.500 posti di lavoro»

17 Marzo 2022

L’allarme di Confesercenti: meno tasse sul carburante o le aziende chiuderanno

PESCARA. «Il modo più rapido per arginare la crisi economica attuale è abbassare le tasse su gasolio e benzina. Ma va fatto subito: negli ultimi 2 anni sono già stati persi 6.500 posti di lavoro e molte piccole e medie imprese abruzzesi rischiano di chiudere». L’allarme arriva da Lido Legnini, direttore regionale della Confesercenti che, in una conferenza stampa, ha fatto il punto sulle condizioni critiche dell’economia abruzzese, martoriata dal Covid e ora sconvolta dagli effetti della guerra in Ucraina. I dati sono stati illustrati insieme a Daniele Erasmi, presidente regionale di Confesercenti e presidente nazionale di Fiesa-Confesercenti (Federazione italiana esercizi specializzati nell'alimentazione), Vinceslao Ruccolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale Assopanificatori-Confesercenti e Gianluca Grimi, dirigente della Fiepet-Confesercenti (Federazione Pubblici esercizi) e presidente regionale Assoturismo-Confesercenti. «Dopo due anni di pandemia», sottolinea Erasmi, «affrontiamo un'altra guerra per far sopravvivere le nostre attività». I rappresentanti delle quattro sezioni di Confesercenti hanno chiesto al governo interventi mirati. «Sono tre le voci più pesanti», spiega Erasmi, «l'aumento dell'energia, quello del gas e quello dei carburanti che rappresentano il 50% dei costi di ogni azienda». Grimi e Ruccolo hanno ricordato che l’impennata dei prezzi di alcuni beni primari (come il pane) è iniziata nel 2008, «ma oggi, il rischio è di arrivare a licenziare». L’impatto del Covid sull’economia abruzzese è stato devastante e ha provocato un’impennata del costo dell’energia. La bolletta dell’energia elettrica, in due anni, è aumentata del 78%, quella del gas naturale del 71,5%. Balzo in avanti anche delle tariffe per la raccolta dei rifiuti (del 3,1%) e del costo dei servizi dell'acqua potabile (+3,6%). Come conseguenza del lungo lockdown, proclamato 734 giorni fa per la prima volta, l'Abruzzo ha visto scendere il suo prodotto interno lordo tra il 2019 e il 2021 di 1,04 miliardi di euro, con un calo dei consumi di 1,42 miliardi rispetto al 2019. In soli due anni, poi, sono venuti meno anche 400 milioni di spesa dei turisti, per non parlare dei posti di lavoro persi: tra il 2020 e il 2021, sono stati ben 6.500. E ora c’è la guerra in Ucraina, che per l'Abruzzo si tradurrà in un +8% del tasso di inflazione nel 2022, nella riduzione dell'aumento previsto per il Pil di 820 milioni e in un calo dei consumi di 522 milioni. «Le imprese e i consumatori stavano cercando di rialzarsi con fatica dai due terribili anni di pandemia», spiega il direttore regionale della Confesercenti Legnini, «ora la prima cosa da fare è ridurre le accise sul gasolio e la benzina: ma deve muoversi il governo». Al momento, infatti, sono 18 le accise che pesano sui carburanti: si tratta di tasse specifiche che il governo ha imposto dopo emergenze specifiche (ad esempio il terremoto dell’Aquila nel 2009) e che però, nel 1995, sono state inglobate in un’unica imposta indifferenziata che finanzia il bilancio statale per circa 24 miliardi di euro (dati del 2021). «Lo Stato potrebbe ridurre le accise sul gasolio e benzina utilizzando le risorse che arrivano dal maggior gettito dell’Iva, legato proprio all’aumento dei prezzi», conclude Legnini, «solo così le nostre imprese potrebbero avere un po’ di sollievo in questo momento».