Giornalismo, 3.600 intimidazioni

13 Luglio 2018

Incontro col sindacato abruzzese, querele infondate in aumento

PESCARA. Dal 2006 a oggi, secondo i dati raccolti da Ossigeno per l’informazione, sono 3.600 le intimidazioni certificate come violazioni della libertà di stampa. Di queste, 137 nei primi 5 mesi del 2018, di cui due in Abruzzo, 19 nel Lazio, 22 in Sicilia, 37 in Campania. Oltre 6.800 i procedimenti avviati ogni anno nei tribunali e oltre 5.000 le querele ritenute infondate (quasi il 90% del totale). Dati ai quali si aggiungono quelli delle richieste di risarcimento danni, per più di 45 milioni di euro, e quelli relativi alle spese legali per 54 milioni. A fotografare una situazione che raffigura un attacco alla libertà di stampa, e quindi all’Articolo 21 della costituzione e al diritto dei cittadini di essere informati, è stato il segretario del sindacato dei giornalisti abruzzesi, Ezio Cerasi, nel corso dell’evento “Armi&Bavagli contro la libertà di stampa”. All’incontro nella sala consiliare di Pescara, aperto dal saluto del sindaco Marco Alessandrini, hanno partecipato il giornalista e presidente di Articolo 21, Paolo Borrometi, da anni sotto scorta, il presidente dell’Ordine dei giornalisti abruzzesi, Stefano Pallotta, il procuratore della repubblica di Pescara, Massimiliano Serpi, e l’avvocato Ugo Di Silvestre, consigliere dell’Ordine forense. «Vivere sotto scorta non è un privilegio», ha detto Borrometi, «vivere sotto scorta è quella cosa per cui io, da cinque anni, non posso più vedere il mare della mia Sicilia. A chi dice che è un privilegio gli farei fare una settimana della mia vita, della vita che sono costretto a vivere e non per aver fatto qualcosa di particolare, ma per aver fatto il mio dovere».
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