Giornate vuote e paura così i senegalesi aspettano

22 Maggio 2016

PESCARA. C’era il rischio che invadessero la città con le loro mercanzie, aggiungendosi alle decine di ambulanti che sbucano da ogni angolo di strada cercando di vendere accendini, calzini...

PESCARA. C’era il rischio che invadessero la città con le loro mercanzie, aggiungendosi alle decine di ambulanti che sbucano da ogni angolo di strada cercando di vendere accendini, calzini strofinacci, federe e quant’altro. Invece, dei senegalesi sfrattati con grande spiegamento di forze all’alba di mercoledì scorso dal mercatino sotto al rilevato ferroviario della stazione, lungo le strade di Pescara non se ne vedono. Dove sono? Cosa fanno in attesa che si sbrogli la questione della nuova sede nel sottopasso della stazione che sbuca su via Ferrari, per il «mercatino veramente etnico e non fatto di roba contraffatta», come ha promesso il sindaco Marco Alessandrini?

«Basta passare nell’area di risulta, a ridosso della stazione, sulla strada che portava al mercato per vederli», racconta con la voce incrinata dal pianto Luna Mbaye, presidente dell’Associazione lavoratori immigrati senegalesi. «Stanno lì, seduti, senza fare nulla, lo sguardo perso e angosciato. Ogni santo giorno. Non si allontanano dal loro vecchio mercato, quella era un po’ la loro casa, guardano il vuoto lasciato dalle loro cose con nostalgia. Una situazione straziante. Non sanno dove andare, non osano provare a vendere per strada, sul lungomare hanno paura dei vigili urbani che li mandano via. Temono di compromettere la loro situazione in attesa della nuova sede». Qualcuno di loro, una sessantina su centotrenta, si sono rivolti allo sportello aperto dal Comune per chiedere di accedere e avere un posto nei mercati rionali. «Macchè, nessuno va nei mercati di quartiere, non ci sono posti», assicura Luna, «neanche per gli iscritti. Nè vanno in giro per paura. E ci sono i vecchi che non ce la fanno a spingere carretti e mercanzie, le donne che non possono lasciare i figli, molti sono in Africa e stanno per tornare per la stagione estiva. Mi creda non sanno cosa fare. Ognuno di loro, ogni ambulante, dava da mangiare ad almeno otto persone tra qui e il Senegal, dove hanno parte della famiglia. Ho sentito telefonate disperate con i parenti in Africa. Si poteva proprio evitare questa situazione», ripete il presidente dell’Alis, «prevedere una fase transitoria prima dello sgombero. Così è un disastro».

Secondo Luna Mbaye molti ambulanti senegalesi non sono andati allo sportello comunale perché «non ci credevano che avrebbero potuto avere un posto in un mercato di quartiere». Lui vuole avere fiducia, ma fa fatica: «Ieri pomeriggio (venerdì ndr) sono stato un poco con loro all’area di risulta, come faccio ogni giorno da mercoledì, ma mi è venuto da piangere: io sono qui da 25 anni, loro credono che io abbia chissà quale potere, mi chiedono, sperano... Invece so solo andare a parlare per loro con le istituzioni, posso chiedere ed essere la loro voce, lo faccio. Aiuto come posso ma più di tanto non posso fare...». Domani tornerà in municipio con una delegazione di ambulanti senegalesi per «sapere a che punto sono le cose per il tunnel della stazione», spiega. «Controllare che si stiano facendo le valutazioni promesse. Spero di tornare con buone notizie. Noi siamo gente pacifica, dignitosa», ci tiene a ricordare. «Tutti lo vedono anche in televisione: l’Africa e gli africani sono poverissimi ma hanno sempre un sorriso per tutti, non mostriamo la nostra disperazione, per dignità e vergogna, non siamo violenti. Vogliamo avere fiducia».

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