Giovani rifugiati a una mostra d’arte sull’immigrazione

La rassegna allestita a Pescara da Francesco Lupo è ispirata alla difficile condizione dei profughi che sbarcano in Italia
MONTESILVANO. Un uomo pensieroso racchiuso all’interno di un cubo che allo stesso tempo lo protegge e lo imprigiona. È il tema attorno a cui ruota il progetto artistico Cogito Ergo Cubo, di Francesco Lupo, ma che rappresenta anche la condizione in cui si trovano a vivere gli immigrati. Che, una volta arrivati in Italia, trascorrono lunghi mesi nei centri di accoglienza. Ed è proprio alla luce di questa simbologia artistica che, nei giorni scorsi, dieci ospiti del centro di accoglienza straordinaria, accolti nell’ex Hotel Excelsior di Montesilvano, hanno visitato l’esposizione nella Galleria 16 Civico di Pescara.
La mostra, aperta fino all’11 febbraio, nel nuovo centro culturale pescarese curato dall’artista Christian Ciampoli, ha rappresentato un ottimo spunto di riflessione per i immigrati, tutti giovani provenienti da vari Paesi africani, che hanno rivisto nelle sculture in bronzo dell'artista pescarese Lupo la loro condizione vissuta nel centro montesilvanese. Se da un lato, infatti, il polo di accoglienza di Santa Filomena rappresenta per loro un passaggio obbligato, nella richiesta di asilo in Italia, così come appare fondamentale il percorso realizzato nel centro, fatto di lezioni di lingua italiana utili, un domani, a integrarsi nella società, dall’altro, il luogo che li accoglie appare come una “prigione” dalla quale non si può andare via quando lo si desidera. Ad accompagnare gli immigrati nel loro viaggio nell’arte sono stati lo stesso Francesco Lupo, che sollecitato dalle domande degli ospiti ha illustrato ragioni e fasi del progetto; il titolare della Galleria di Strada provinciale San Silvestro, Christian Ciampoli, il quale ha spiegato la trasformazione dell'edificio da vecchia abitazione di sua nonna a luogo di incontro artistico, e la insegnante di italiano del centro montesilvanese Maria Adele D’Amaro, che ha avuto l’idea di questa particolare gita fuori porta per i suoi allievi. «L’idea è nata perché Francesco è un mio amico e io sono venuta a vedere la sua mostra», spiega Maria Adele. «Davanti alla spiegazione delle opere ho ritrovato esattamente la stessa condizione dei ragazzi; una condizione di stallo, di sopravvivenza, chiusi in un luogo. Ci è sembrata una buona iiniziativa coinvolgerli, per vedere la loro reazione. In realtà, non mi aspettavo così tanta partecipazione e invece è stata una cosa che ha toccato loro esattamente come ha toccato me».
Nel progetto della mostra sono coinvolti solo 10 immigrati sui circa 180 presenti nel centro di Montesilvano, selezionati sulla base della loro frequenza ai corsi o dell’aiuto all’interno del centro. Una sorta di premio, dunque, particolarmente apprezzato dai ragazzi che hanno chiesto la possibilità di poter partecipare alle future esposizioni della Galleria 16 Civico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

