Giro di vite anche contro i parcheggiatori abusivi

Nell’area di risulta richieste di soldi a chi ha già pagato per lasciare l’auto in sosta Donne e anziani le “vittime” preferite, ma molti pagano per paura dei danni
PESCARA . Di giorno sono nel piazzale, mischiati tra le file di auto in sosta, con le mani che fanno cenni a chi arriva. «Vieni qui, c’è un posto». Sono giovanissimi, forse adolescenti, tutti ragazzi di colore, e sono davvero convinti che quello del parcheggiatore abusivo - ora nel mirino della task force dei vigili - sia un lavoro, il loro lavoro. Talmente convinti, da prendersi a male parole tra loro, e arrivare quasi alle mani, pur di accaparrarsi il “cliente”. Accade alle aree di risulta, a poca distanza dal gabbiotto dove gli automobilisti pagano la sosta, quella regolare, a Pescara Parcheggi. Pronti a dileguarsi se il parcheggiatore “vero” arriva, magari accompagnato dalle forze dell’ordine. Lo spazio che condividono è esiguo, e questo non giova alla libera concorrenza, anche in considerazione del fatto che non tutti gli automobilisti, naturalmente, sono disposti a lasciare l’obolo, avendo già versato. A pagare, di solito, sono le donne o gli anziani, qualcuno nel timore di trovare, al ritorno, sgradite sorprese, qualcun altro per dare qualcosa a chi è in evidente difficoltà. Di sera, invece, le aree di risulta diventano il regno assoluto dei questuanti, stranieri soprattutto. La zona che preferiscono è quella in fondo, a sinistra, all’entrata dopo la rotonda. Poi c’è la zona antistante il Bingo, praticamente quella più nascosta, dove il passaggio è più limitato. Gli italiani, invece, stazionano in zona ospedale, prevalentemente di giorno, quando trovare un posto dove lasciare la macchina, da un punto di vista statistico equivale al classico terno al lotto. Alle 22.30 di venerdì sera un gruppetto di 4 persone staziona nell’area, con tanto di borsello. Anche loro, intravista da lontano la macchina, cominciano a fare segni con la mano invitando a proseguire e indicando col dito il punto dove fermarsi. «Io guardo la tua macchina e tu mi dai qualcosa», dice uno di loro, quello che si avvicina di più.
L’altro è un paio di metri più distante, e osserva la scena. «Sei il parcheggiatore»? «Sì, questo è il mio lavoro», risponde. «Di sera non si paga la sosta»....«Io guardo la tua macchina e tu mi paghi». Viorel, così dice di chiamarsi, usa un tono persino gentile: «Se tu mi dai qualcosa», dice con la voce ammiccante di chi ti sta dando un buon consiglio, «non succede niente». E così il buon senso consiglia di risalire in macchina e andare a cercare altrove un altro posto dove parcheggiare.

