Girotondi e striscioni: è la protesta dei mille «Aggiustate le scuole»

Piscina, rete internet, laboratori di cucina, nuove sedi: in piazza la rabbia dei ragazzi degli istituti superiori
PESCARA. Cento euro l'anno per usare la piscina, ma i ragazzi del Volta non nuotano da almeno tre anni. L'istituto tecnico Alessandrini è una scuola tecnologica ma gli studenti non hanno neppure la connessione internet. Se gli alunni del Misticoni-Bellisario vogliono riunirsi in assemblea, devono andare in trasferta nella sede civica di Castellammare e le lezioni di danza possono farle nel palazzo delle Poste in via Passolanciano. Gli studenti dell'alberghiero De Cecco fanno lezione di cucina nelle sale dell'hotel Antagos di Montesilvano, ma la Provincia ha assicurato che stanno per ripartire i lavori in via dei Sabini.
Ieri mattina, oltre mille studenti degli istituti De Cecco, Marconi, Itis-Alessandrini, Galilei, Acerbo, D'Annunzio, Misticoni-Bellisario e Savoia di Chieti, hanno portato la rabbia in piazza Salotto per denunciare lo sfacelo delle scuole cittadine. Dai loro racconti viene fuori un quadro devastante: strutture che cascano a pezzi e sezioni frammentate.
Una sequela di lamentele lunga quanto gli striscioni che i giovani hanno steso sull'asfalto, e poi ci si sono seduti accanto, per dare più forza alle loro rimostranze. Hanno urlato con i megafoni arrampicati su un furgone e hanno fatto girotondi sotto lo sguardo vigile delle forze dell'ordine. Una protesta colorata e gioiosa, ma ferma e propositiva.
«Siamo una scuola tecnologica, ma non vediamo la tecnologia», attaccano Francesco Finore, Giorgia Pelusi e Andrea Fanfoni, dell'Istituto Alessandrini di Montesilvano, «non abbiamo la connessione internet né computer per fare informatica, i grafici non hanno le stampanti, il corso di grafica appena iniziato è già finito, una postazione viene utilizzata da otto persone anziché da due, mancano le classi seconde, i muri hanno le crepe e le stanze sono inagibili. Chiediamo una sede unica».
Una sede di studi nuova di zecca, la desiderano anche gli studenti del liceo artistico Misticoni-Bellisario di Pescara. «Questa scuola ci sta crollando addosso», proseguono Blu Fidanza, Francesco Ruotolo e Samuele Giampietro, «la Provincia ci vuole dare i fondi per i rattoppi, ma noi vogliamo una struttura nuova. Ogni volta che ci riuniamo in assemblea dobbiamo spostarci in viale Bovio, nella sede del quartiere Castellammare e pagare dai 15 ai 20 euro di tasca nostra. Siamo 600, ma dovremmo essere la metà. Siamo troppi persino per i corsi musicali che dobbiamo svolgere a giorni alterni. Non abbiamo spazi aperti per la ricreazione né palestre per allenarci. Le lezioni di danza dobbiamo farle in una stanza delle Poste in via Passolanciano».
Davide Caniglia e Federico Pucci, secondo anno all'Itis Volta, non hanno avuto il piacere di nuotare nella piscina, inagibile, sostengono, da almeno tre anni. Descrivono la loro scuola come una «catapecchia» dove le «aule cadono a pezzi, le porte sono rotte, quelle dei bagni non hanno neppure le maniglie, le sedie sono scardinate tanto che ogni giorno ci si bucano i pantaloni. Paghiamo cento euro l'anno per la piscina, ma non la possiamo utilizzare. E ogni volta che proviamo a sollecitare ci rispondono che ci sono questioni burocratiche irrisolte». Aggiunge Gaia Masullo, quinto anno: «Siamo 1300, in forte sovraffollamento. I laboratori di meccanica, informatica, chimica ed elettronica vengono usate come aule, perché non ci sono più spazi per le lezioni. La preside, Maria Pia Lentino, ci sta aiutando come può». Portavoce del liceo scientifico da Vinci, due sedi, a Porta Nuova e ai Colli, è Aksel Nikaj, di origine albanese e un futuro a Scienze politiche: «Nella Giornata nazionale dello studente vogliamo dire no alla riforma sulla buona scuola perché ci appare come un modello di istruzione più incentrato sul privato che sul pubblico. Non vogliamo presidi-sceriffo che decidono i destini degli insegnanti».
Su Ombrina: «Le trivelle danneggiano l'economia del territorio». Che cosa non funziona al da Vinci? «Dobbiamo pagare ogni servizio di cui usufruiamo, praticamente ci paghiamo noi la scuola». Il cruccio degli studenti dello Scientifico sono i trasporti: «Gli abbonamenti costano e gli orari sballati, tanto che molti sono costretti a uscire prima o a entrare più tardi». Una scuola o 5 scuole? E' il dilemma degli studenti erranti dell'alberghiero De Cecco che per mesi hanno protestato contro la delocalizzazione dell'istituto a Villareia e chiesto il riavvio dei lavori nella sede centrale di via dei Sabini. Migliaia di futuri chef distribuiti ogni giorno in cinque istituti diversi: via Italica, piazza Grue (sede scuola elementare), Di Marzio, Manthoné e via dei Sabini. «Ci sentiamo degli ospiti in queste scuole, molti di noi non hanno mai fatto laboratori di cucina e i più fortunati vengono mandati a lezione nelle cucine dell'hotel Antagos di Montesilvano», s'infiammano Tatiana De Flaviis, Alessandro Di Meo, Santiago Visintin, Paolo Scardetta, Raffaella Astolfi, Daniele Ricordi, Alessio Mancini e Alex Di Costanzo, rappresentanti del servizio d'ordine d'istituto. A mezzogiorno arrivano le prime risposte dal palazzo della Provincia, per bocca di Ivan Di Palma, rappresentante dell'alberghiero, che ha incontrato il presidente Antonio Di Marco. «Il presidente», spiega Di Palma, affiancato dall'altro rappresentante di istituto Marco Di Nino, «ci ha assicurato che sta facendo ogni sforzo per ottenere i fondi necessari per le scuole, ma intanto stanno per ripartire i lavori di ristrutturazione nella sede dei Sabini».

