«Giudice razzista», scatta il processo bis per i Ciarelli
Delitto Rigante, offese a inquirenti e investigatori alla lettura della sentenza di primo grado a Pescara. Quattro rom sotto accusa, dibattimento a Campobasso
PESCARA. «Siete una banda di razzisti», avevano urlato i Ciarelli in aula mentre il giudice per l’udienza preliminare Gianluca Sarandrea stava leggendo la sentenza, quelle pene pesantissime per l’omicidio di Domenico Rigante per cui Massimo Ciarelli era stato condannato il 3 febbraio 2014 a 30 anni di carcere e i suoi parenti Angelo, Domenico, Antonio e Luigi a 19 anni e quattro mesi in primo grado. Solo che le urla e le offese in aula alla volta del giudice, del questore Paolo Passamonti e del capo della Squadra Mobile Pierfrancesco Muriana erano state riprese e registrate dalle telecamere dando subito il via a un’inchiesta bis per i quattro Ciarelli – tutti eccetto Massimo – accusati di oltraggio al magistrato in udienza e a pubblico ufficiale. Quasi quattro minuti di grida e insulti sotto l’occhio delle telecamere per sfogare una valanga di rabbia dando dei «razzisti» a inquirenti e investigatori e per cui la procura di Campobasso ha chiesto il rinvio a giudizio di Angelo, Domenico, Antonio e Luigi. Il processo per i quattro inizierà l’11 giugno.
Quel giorno il giudice Sarandrea era stato costretto a interrompere più volte la lettura del dispositivo a causa delle urle e le offese erano diventate il corpo per un’inchiesta bis a carico dei rom, documentata dalle videocamere a circuito chiuso dell’aula. Quel filmato era stato acquisito dalla Scientifica ed era stato sufficiente a far scattare la competenza della procura di Campobasso, titolare di tutti i procedimenti riguardanti come - indagati o parti offese - i magistrati del tribunale di Pescara. Ma anche fuori dall’aula, il clima non era stato diverso perché i familiari e i parenti dei rom arrivati in tribunale per assistere fuori dall’aula alla sentenza, alla comunicazione del verdetto avevo gridato allo scempio: «Razzisti, siete voi gli assassini», avevano detto mentre una ventina di poliziotti imbracciavano lo scudo antisommossa per formare un cordone di fronte ai rom.
Il processo bis sarà celebrato solo per quattro Ciarelli perché Massimo, il rom condannato a 30 anni per l’omicidio dell’ultrà pescarese, non reagì alla sentenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

