«Giulio ci dica dov’è il corpo di Teresa»

Lo sfogo della sorella Maria Pia dopo che la Corte d’Assise d’appello ha evitato per la seconda volta il carcere a Morrone
PESCARA. «È un incantatore di serpenti, ha vinto anche questa volta».
Maria Pia Bottega è stremata dopo l’ultimo responso, quello della Corte d’Appello dell’Aquila dello scorso 19 febbraio, che non ha reso giustizia alla sorella Teresa, uccisa a 35 anni, nel 1990, dal marito Giulio Cesare Morrone dopo 22 anni reo confesso per la “soffiata” di un testimone indiretto alla polizia e però, grazie alla prescrizione, libero ancora di andare in giro. «Non ne voglio sentire più nemmeno parlare», si sfoga Maria Pia, «il nostro avvocato e il pubblico ministero hanno fatto il possibile, ma lui è riuscito a ingannare mezzo mondo e ce l’ha fatta anche adesso. Tanto l’unico che non può ingannare è Gesù Cristo».
«Questa volta ci speravo», confida la donna al telefono, «ma i giudici si sono fatti impietosire dal fatto che fa il frate benedettino, dalla sua buona condotta e da tutto il resto. Ma perché allora non ci dice dove sta mia sorella? A me non interessa che vada in carcere, chiedo solo che la smetta di dire tutte queste menzogne su Teresa e che dica la verità. Ma non ci dirà mai dove ha lasciato il corpo, perché se si trovasse, per lui cambierebbe tutto».
Uno sfogo che viene da lontano, quello di Maria Pia, una dei cinque fratelli di Teresa che sin da subito («dal giorno della prima denuncia») sospettò del cognato dopo la scomparsa misteriosa di Teresa. Perché Morrone, secondo quanto messo agli atti da lei e i fratelli, era violento, picchiava Teresa.
E Teresa «che lui stesso aveva avvicinato alla droga», se n’era andata di casa per quelle liti e quelle umiliazioni continue. «Ma lei era tornata a casa», non si stanca di ripetere Maria Pia Bottega, «perché rivoleva i suoi due figli, e il marito le aveva promesso che se ne sarebbe andato lui. E invece le liti sono ricominciate».
Un dolore, quello per la scomparsa così violenta e drammatica di Teresa, che ha accompagnato tutta la vita della famiglia Bottega. «Mio padre è morto chiedendo della figlia, il figlio di Teresa è morto convinto che la madre lo avesse abbandonato da bambino e adesso la figlia deve mascherare il suo dolore perché chi le resta è il padre, e lei lo ama. Io non posso condannarla per questo, nè giudicarla, è giusto così. Non ci parliamo più ma resta mia nipote e mi dispiace immensamente per lei che non c’entra niente, che sia andata così. Ma il falso, non mi stancherò mai di ripeterlo, è lui che si è studiato tutto insieme a quel prete che non ha mai rivelato quello che era accaduto e che invece lo avrà consigliato anche sui tempi della prescrizione visto che ha studiato legge». Eppure la legge lascia uno spiraglio ai familiari che non si arrendono, ed è il ricorso per Cassazione.
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