Gli affari della droga a Rancitelli: un giro di 15mila euro al giorno. Ai 12 imputati inflitte pene per 34 anni

Pescara, operazione “Giorno e notte”. Il pm chiedeva 77 anni in tutto. Con il rito abbreviato sconto sulle condanne e multe per 120mila euro. Il conto più salato per Massimiliano D’Attanasio, Bellisario e i coniugi Emilia Cirelli e Angelo Ciarelli. (Nella foto, il blitz dei carabinieri a Rancitelli)
PESCARA. L’operazione “Giorno e notte” messa a segno dai carabinieri del Nor di Pescara nel 2023 con un grande blitz e numerosi arresti, si è chiusa con 12 condanne per complessivi 34 anni di reclusione (il pm dell’epoca, Luca Sciarretta, ne aveva chiesti 77) e multe per oltre 120 mila euro.
Tutti giudicati con i riti abbreviati (con i quali si ottiene la riduzione di un terzo della pena) sui quali si è espressa il gup Mariacarla Sacco al termine di un dibattimento piuttosto lungo e articolato considerata la mole delle contestazioni mosse dalla procura (il dispositivo di sentenza è di 28 pagine).
Le pene più pesanti sono state inflitte a Massimiliano D’Attanasio, Emilia Cirelli, Marcello Bellisario e Angelo Ciarelli. L'operazione venne portata a termine quando, dopo la chiusura del “fortino” del Ferro di Cavallo, in via Tavo, l’attività di spaccio si spostò nelle zone attigue. Le investigazioni (portate avanti anche grazie a una grossa mole di intercettazioni) permisero di accertare l'operatività di tre nuove piazze di spaccio, capaci di distribuire droga sul mercato pescarese a tutte le ore del giorno e della notte (da qui il nome dell'operazione): piazze ben organizzate con “sentinelle” in ogni punto strategico per avvisare dell’arrivo di forze dell'ordine, telecamere, videocitofoni, e anche l’individuazione di “magazzini” vicini, diversi dalle abitazioni degli indagati, dove nascondere la droga. Un mercato con un volume d’affari notevole che, fra le tre piazze di spaccio, riusciva ad accontentare circa 350 clienti al giorno (un centinaio per ogni piazza di spaccio: via Sacco, via Lago di Capestrano e via Imele).
Ed ecco il perché dell’inchiesta che ha posto subito uno stop a quel traffico tornato a essere florido poco dopo la chiusura del Ferro di Cavallo. Nel corso di mesi di indagini, grazie ai riscontri dei carabinieri (che effettuarono anche arresti in flagranza di alcuni soggetti e diversi sequestri di sostanze stupefacenti), sono stati confezionati numerosissimi episodi di spaccio, riportati nei 143 capi di imputazione, dove sarebbe stato accertato anche un episodio di estorsione (per far ritrattare una testimonianza) e la detenzione illecita di una pistola da parte di uno degli imputati. Nella misura cautelare che a suo tempo venne firmata dal giudice Francesco Marino, veniva descritto in particolare il ruolo di Claudio Dell’Orso: «soggetto notoriamente molto attento, al limite della paranoia», come scriveva il gip, «che non utilizza mai il telefono per parlare dei suoi traffici neppure con riferimenti velati e conversazioni in codice. Dell’Orso utilizza il telefono solo per le comunicazioni non inerenti le sue attività illecite». Ma i carabinieri sarebbero riusciti ugualmente a ricostruire la sua rete di rapporti con la criminalità organizzata.
E qui si inserisce una nota a margine che riguarda una circostanza che si verificò quando i carabinieri si recarono a casa di Dell'Orso che era in compagnia del calabrese Natale Ursino (pluripregiudicato e in rapporto con la criminalità calabrese e in particolare con la 'drina di Locri), condannato qualche mese fa all’ergastolo quale presunto mandante dell’agguato del bar del Parco dove il primo agosto del 2022 venne ucciso l'architetto Walter Albi e ferito gravemente Luca Cavallito. Venne fuori, in una inchiesta parallela, anche una telefonata intercettata tra Dell’Orso e Massimiliano D'Attanasio nella quale i due parlavano de «lu curt» (appunto Ursino), riferendosi proprio alla traversata che il calabrese voleva che facesse Albi, per portare droga o forse un latitante, oltre oceano. Ma nonostante questo intenso lavoro investigativo, proprio le accortezze di Dell’Orso non hanno permesso di inserirlo in questo procedimento fra i big, tanto è vero che il giudice lo ha condannato a 1 anno e 4 mesi.
Intenso è stato anche il lavoro del collegio difensivo composto dagli avvocati Melania Navelli, Roberto Serino, Gianna Giannini, Rossella Serra, Emanuele Calista, Gabriele Colicchia, Alessandra Cervelli ed Emiliano Paolucci.

