Gli alpini tornano a Fossa «Emozione lunga 6 anni»

I volontari che nel 2009 hanno costruito 33 case riabbracciano i residenti Inaugurato il monumento in ricordo delle vittime di guerra e del terremoto
FOSSA. Dice che è «emozionato» perché «gli alpini non possono più dimenticarsi di Fossa»: «Un po’ di emozione c’è», racconta Sebastiano Favero, presidente dell’Associazione nazionale alpini, nel cuore del nuovo borgo con le strade perpendicolari. Favero parla agli alpini, perché sono stati loro a costruire 33 case, la sede del gruppo alpini di Fossa e la chiesa di San Lorenzo: lavori per più di 3 milioni di euro per ridare speranza a un paese distrutto dal terremoto del 6 aprile 2009. In appena 7 mesi, quel villaggio è stato finito. «Con il terremoto abbiamo perso le nostre case, la chiesa, la piazza, il nostro monumento ai caduti», dice il sindaco Antonio Gentile, «adesso abbiamo case confortevoli ma mancava ancora qualcosa». Ieri quel «qualcosa», quasi un muro del ricordo, è arrivato: un monumento ai caduti realizzato in ferro battuto dal maestro di Guardiagrele, Raffaele Di Prinzio, con un’aquila che sovrasta corni e fucili. Un legame tra la vecchia e la nuova Fossa perché aquila, corni e fucili poggiano proprio su un masso che, nella notte più tragica, si è staccato dal monte Circolo ed è rotolato verso il paese fino a sfondare le case. «Questo grande masso precipitato tra le case ci ricorderà sempre quello che è successo», ripete Gentile. Un monumento possibile grazie a un contributo del Comune di Trasacco, unito a Fossa dal protettore San Cesidio: «È vero, siamo uniti», dice il sindaco di Trasacco, Mario Quaglieri.
Tornare a Fossa dopo 6 anni e vedere che il borgo arroccato ai piedi del monte è ancora disabitato. Nel paese nuovo invece la vita è rinata e, tra gli alpini schierati per l’88ª Adunata nazionale, corrono anche i bambini: «La generosità degli alpini ci ha dato il coraggio di ricominciare», recita uno striscione sulla sede degli alpini. «Per noi alpini», spiega Favero, «questo è un ritorno dopo 6 anni. Un ritorno che ci riempie i cuori di soddisfazione e di gioia. Sei anni fa qui c’erano tristezza e pianto ma anche la volontà di ricominciare». Lo raccontano anche le magliette degli abitanti: «Fossa, 6 aprile 2009, 3,32, si ricomincia», così c’è scritto. Quella notte, Fossa ha perso 4 figli: Marina Grec di appena 3 anni e arrivata in Italia dalla Moldavia solo un mese prima della tragedia, Lidia Carletto Cantarini (76), Achille Chiarielli (75) e Lisa De Angelis (71). Il monumento, davanti a piazza Gemona e via 6 maggio 1976 per ricordare il terremoto del Fiuli e il lavoro dei gruppi di Artegna, Bordano, Montenars, Osoppo e Trasaghis, è anche per loro.
A Fossa – «luogo delle beatitudini», così ricordano i cartelli per la presenza di eremi e conventi –, gli alpini ce l’hanno messa tutta: «Hanno compiuto tutti uno sforzo immane. Insieme», ricorda il presidente, «abbiamo costruito quelle case con il lavoro dei nostri volontari e con le risorse che abbiamo raccolto. All’inizio pensavamo di realizzare solo una ventina di abitazioni, poi ne abbiamo fatte 33, un numero importante per noi alpini». È il numero delle battute al minuto dell’inno. Gli alpini ci hanno messo i progetti e la manodopera. «Io c’ero 6 anni fa, ma più di me c’era il presidente di allora, Corrado Perona che ha voluto davvero quest’opera presidiando il cantiere. Sapevamo che saremmo riusciti a finire i lavori grazie alla nostra tenacia: i volontari sono venuti qui a turno e ci hanno messo impegno, cuore e passione tanto che quelle 33 case sono state consegnate a novembre dello stesso anno del terremoto». Sulla pietra bianca posta tra le case con i giardini curati, la data dice: 14 novembre 2009, appena 7 mesi e 8 giorni dopo il terremoto. «Noi ci abbiamo messo impegno e abbiamo trovato la sinergia dell’amministrazione comunale», dice Favero, «il monumento non è banale: se non ci fosse memoria, saremmo destinati a rifare gli stessi errori del passato. Un grazie grande, con Fossa resta un legame affettuoso. Il nostro non è un addio, ma un arrivederci».
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