Gli amatori in rivolta: impianti troppo cari non giocheremo più

Dal primo aprile tariffe rincarate del trecento percento Duemila tesserati dell’Asi pronti a interrompere i tornei
PESCARA. «Diverse squadre potrebbero non disputare le partite che restano da qui alla fine del campionato, mentre altre avranno grandi difficoltà a iscriversi al prossimo campionato».
Questo l'allarme che lancia Genesio Pitucci, presidente provinciale dell'Asi (Associazioni sportive sociali italiane, l'ex alleanza sportiva italiana, circa duemila tesserati in provincia) a seguito dell'aumento delle tariffe degli impianti sportivi cittadini deciso dal Comune. Dal primo aprile, infatti, gli impianti sportivi comunali e quelli affidati in gestione a privati costeranno, in alcuni casi, fino al 300 per cento in più di adesso.
La conseguenza è che affittare un campo, come il San Marco, il Flacco, il Donati (per il Rampigna c’è uno sconto del 30 per cento, perché è in terra battuta) per una partita ufficiale di squadre di eccellenza, di prima, seconda o terza categoria, costerà 60 euro, più 20 euro come quota per il consumo di energia elettrica.
Finora, la spesa è stata di 45 euro, più 12 per la quota dei servizi tecnologici.
«È un aumento spaventoso», sottolinea Pitucci, «di fatto rubano ai poveri per dare ai ricchi. Per le squadre dei campionati Asi l'affitto dei campi viene a costare quasi come iscriversi al campionato: 1.100 euro per undici partite contro 1.300 euro di iscrizione. Finora si pagava quasi un terzo di meno, 400 euro. Il Comune ha previsto una fascia unica, calcolando una sola aliquota. Bisognerebbe invece pagare in base alla realtà economica di ognuno, visto il perdurare della crisi economica e gli sponsor che sono spariti completamente. Poi, soprattutto nei campionati amatoriali come il nostro, come quello della Uisp, terza categoria e Amatori dove non c'è alcun tipo di ritorno economico, si va solo a vanificare la possibilità di fare sport».
Pitucci è anche presidente della squadra di calcio femminile Olimpia, formazione di serie C che disputa le gare al campo San Marco: «È ovvio che una realtà povera come quella del calcio femminile, dopo questa mazzata, non ci permetta di iscrivere l'Olimpia al prossimo campionato».
Il numero dell'Asi ritiene anche inopportuna la scelta temporale della giunta comunale: «Si decidono questi aumenti a fine campionato quando il budget delle squadre sta ormai finendo. Con questi aumenti di 70-75 euro a partita, c'è il rischio che molte squadre non disputino le ultime partite perché non avranno più la possibilità di pagare i campi. Per non parlare degli allenamenti, che già prima si avevano difficoltà a fare. Si parla sempre di favorire l'aggregazione e lo sviluppo sociale con lo sport e invece così si rischia di far morire questa passione».
Il presidente dell'Asi invita l'assessore Diodati a un confronto sull'argomento.
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