Gli amici allibiti: «Nico? Mai un problema»

20 Maggio 2023

E un cacciatore racconta: «Tra i più giovani del gruppo, nelle uscite era sempre prudente con le armi»

CIVITAQUANA. «Nico è sempre stato perfetto. Mai una discussione, mai nessun casino, né mentre si trovava con gli amici né quando andava con i tifosi, con l’associazione sportiva. Anche all’interno della nostra squadra di caccia era il più tranquillo». Fabrizio D’Agresta non riesce proprio a spiegarsi cosa abbia spinto Nico Fasciani a sparare contro Giancarlo Fasciani e Laura Palma a Civitaquana, mercoledì sera. D’Agresta è il vice caposquadra della Squadra numero 1, un gruppo di caccia al cinghiale che si ritrova tre volte a settimana, più i festivi (quando la caccia è aperta), e poi si incontra spesso per le riunioni ma anche per le serate in amicizia.
«Lo conosco da quando è nato: è un ragazzo tranquillo, allegro, che ama stare con gli amici, alle feste con il nostro gruppo si divertiva, non è una persona chiusa. Con le armi è sempre scrupoloso: mentre eravamo a caccia, Nico, che è uno dei più giovani del gruppo, si raccomandava con noi, ci chiedeva di stare attenti, ci teneva alla sicurezza nell’utilizzo delle armi», prosegue D’Agresta, allibito per la tragedia che si è consumata a pochi passi da casa di Nico, in contrada Sterpara.
«Nessuno di noi riesce a darsi una spiegazione, conoscendo Nico, è un mistero per noi tutti e in particolare per me che lo conosco da quando è nato e conosco la sua famiglia, fino al bisnonno. È sempre stato perfetto, preciso, ordinato, capace nel lavoro di fabbro (costruisce lui i pezzi, ed è bravissimo). Se quella sera alle 20.30 stava lavorando, come emerge dal suo ultimo post di Facebook, cosa è accaduto dopo?». Dev’essere intervenuto qualcosa di «improvviso, quella sera stessa», ipotizza D’Agresta, perché «Nico è una persona calma e pur avendo la passione delle armi, che lo portava al poligono, era prudente nell’utilizzo, ci invitava a stare attenti» dice ancora pensando ai colpi esplosi dal giovane. «Da un po’ di tempo Nico portava i cani, a caccia, avventurandosi nella vegetazione, e trattava questi animali come bambini. Li teneva in braccio, li coccolava, li accarezzava, ci parlava, li baciava». Tutte immagini, ricordi nitidi che riemergono in queste ore, dopo il duplice tentato omicidio di mercoledì sera e che cozzano con l’idea che Nico possa aver sparato a qualcuno, come poi ha ammesso lui stesso davanti ai carabinieri. «Nessuno si rende conto di cosa abbia scatenato tutta quella furia», riflette D’Agresta.
«Spero che non accada niente di grave né a lui né a Giancarlo, che pure conosco e non mi ha mai creato problemi. Eravamo amici da giovani e tali siamo rimasti». Il pensiero va inevitabilmente alle famiglie, che soffrono. «Mi dispiace, mi auguro che vada bene a entrambi».