«Gli anziani ci dicono: salvate prima i giovani»

CHIETI. «L’altro giorno ero con un paziente Covid di 80 anni. Gli ho spiegato che sarebbe stato intubato. Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Io la mia vita l’ho fatta, pensate prima ai...
CHIETI. «L’altro giorno ero con un paziente Covid di 80 anni. Gli ho spiegato che sarebbe stato intubato. Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Io la mia vita l’ho fatta, pensate prima ai giovani”. Questa scena non la dimenticherò mai». Nunzia Biancofiore, infermiera, 42 anni da compiere, lavora dal 2012 nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Chieti. Dall’inizio dell’epidemia coronavirus, qui arrivano solo positivi certi. Significa emergenza continua, pazienti che hanno fame d’aria. «Siamo la frontiera della rianimazione», racconta. «Nel momento in cui non basta più la ventilazione non invasiva, i pazienti vengono intubati. La prima settimana è stata un trauma: i ricoverati sono quasi sempre vigili, hanno paura, soffrono per l’assenza dei familiari. Ci chiedono aiuto con gli occhi, quando non riescono a parlare. Per farci riconoscere, abbiamo scritto i nostri nomi dietro alla tute perché siamo completamente bardati. Ma adesso hanno imparato a riconoscerci anche dalla voce. Il trauma vero è quando le loro condizioni si aggravano in modo talmente veloce che non fanno in tempo ad avvisare i familiari neppure con un messaggio o una videochiamata. E allora tocca a noi dare la notizia ai parenti, che poi non hanno nessun modo per mettersi in contatto con i loro cari».
Il numero dei pazienti giovani ha superato quello degli anziani. «All’inizio dell’emergenza nessuno si aspettava una cosa del genere. E invece, almeno nel nostro reparto, è accaduto. Vedere gente della tua età che combatte per vivere è una stretta al cuore. Pazienti che, nonostante le loro condizioni, trovano il modo di dirci grazie per quello che stiamo facendo».
Ma ci sono anche storie che fanno sperare. «Qualche giorno fa un signore è migliorato ed è stato trasferito nel reparto di Medicina. Lì ha potuto riabbracciare la moglie, anche lei positiva al Covid. Adesso condividono la stessa stanza. Possono lottare insieme contro questo nemico invisibile».
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