Gli anziani e le persone a rischio in casa per un periodo più lungo

11 Aprile 2020

La scienziata Santuccione: dovranno proteggersi per mesi facendo leva sulla prevenzione

L’AQUILA. Per gli anziani e le categorie a rischio la fase 2 dell'emergenza coronavirus sarà inevitabilmente più lunga. Andranno protetti, non solo mantenendo un distanziamento sociale, ma facendo leva sulla prevenzione del rischio. Perché l'allerta è tutt'altro che scemata: siamo ancora nella fase di contenimento. Antonella Santuccione, medico abruzzese, eletta nel 2019 donna dell’anno dalla rivista “Women in Business”, ne è convinta. E parla di una «strategia manageriale» per combattere il virus.
MEDICINA DI PRECISIONE. Da pandemia a opportunità per testare la medicina del futuro. Le sue analisi non sono da epidemiologa, né da virologa - e tiene a precisarlo - ma da medico e scienziato, Santuccione ha una visione precisa di quel che sta accadendo a livello mondiale e in Italia, «in questa situazione è necessario applicare una strategia manageriale», afferma, «con un gruppo di scienziati di tutta Europa stiamo lavorando ad un progetto finalizzato alla medicina di precisione applicata alla pandemia in atto: per la prima volta abbiamo l'opportunità di agire in maniera precisa per portare al momento giusto, al paziente giusto, la soluzione più adeguata». Una riflessione che poggia le basi sulla diversa risposta di ogni organismo all'attacco del coronavirus. «Abbiamo visto che gli anziani e le persone affette da altre patologie si ammalano più facilmente di Covid-19», evidenzia Santuccione, «che le donne muoiono meno degli uomini di coronavirus, che colpisce molto meno i bambini. Stiamo mettendo a punto queste conoscenze, insieme a Luisa Di Luzio, ginecologa pescarese che ha lavorato all’ospedale Niguarda di Milano, per dare vita ad un protocollo e portare avanti la ricerca di precisione sui sottogruppi, che si sono creati nell'emergenza Covid-19».
STUDIO SENZA PRECEDENTI. Creare dei registri per monitorare l'andamento della malattia, la diffusione e l'andamento clinico dei pazienti affetti da coronavirus e guariti dalla malattia. È l'idea del gruppo di lavoro di cui fa parte Santuccione. «Il Covid-19», sottolinea la scienziata, «produrrà il più grande studio clinico al mondo sulla medicina di precisione. Da una grande tragedia umanitaria possiamo trarre lo spunto per migliorare la medicina del futuro: capire se è il nostro dna che fa sì che un soggetto sia più sensibile di un altro all'attacco del virus».
NON FINISCE QUI. La comunità scientifica ne è consapevole: l'emergenza coronavirus non scemerà in pochi mesi. «Il sospetto, più che fondato», evidenzia Santuccione, «è che si possano riaccendere dei focolai endemici in qualsiasi momento. Siamo ancora nella fase di contenimento, della piena emergenza: dobbiamo evitare che il sistema sanitario venga sovraccaricato, perché non è pronto ad un'ulteriore impennata di casi. Quando si passerà alla fase 2, con una riapertura graduale delle attività, chi potrà tornare a fare una vita pseudo-normale? Chi dobbiamo proteggere? Le categorie più a rischio, gli anziani, le persone affette da patologie concomitanti. Stiamo facendo pagare il prezzo più alto, di questa situazione, ai bambini e ai ragazzi: per loro, il rapporto sociale è fondamentale per lo sviluppo delle competenze. I sociale skill di domani non saranno quelli che passano più tempo sui libri a studiare, ma chi avrà raggiunto competenze sociali importanti».
COME RIAPRIRE. La riapertura dovrà essere graduale e di precisione. I primi a tornare al lavoro possono essere i giovani, secondo Santuccione, e coloro che hanno già contratto e superato il virus, compresa la popolazione sanitaria. Una fase di passaggio legata, gioco forza, all'attivazione degli ospedali Covid, come quello in allestimento a Pescara. «È fondamentale», ribadisce Santuccione, «gestire e contenere i contagi e avere, all'interno delle strutture sanitarie, personale in isolamento, che non viene in contatto con i familiari e che non diventa fonte di contagio». L'esempio arriva dalla Germania, dove sono stati allestiti hotel per medici e infermieri, adiacenti agli ospedali. «Sarebbe opportuno», fa presente Santuccione, «fare tamponi a tutti i pazienti ricoverati negli ospedali e agli operatori sanitari. Un monitoraggio di massa che diminuisce il rischio di contagio. Nella fase 2 dell'emergenza la parola d'ordine sarà l'applicazione delle norme igieniche e una corretta prevenzione».
CHI È A RISCHIO. «Analizzando i sottogruppi», evidenzia Santuccione, «se stabiliamo che una persona è a rischio, va applicata una politica di prevenzione, rafforzando le misure immunitarie. Dando, ad esempio, la vitamina D o lo zinco, con una prevenzione primaria che contempla una sana alimentazione e uno stile di via corretto. È proprio sui sottogruppi a rischio, tra cui figurano anziani e persone con patologie gravi, che bisogna agire con la prevenzione primaria. Per la secondaria, quando cioè è in atto la malattia, si deve agire in tempo, per evitare che il paziente arrivi ad una situazione critica. Già dai primi sintomi, bisogna intervenire con una terapia mirata, in quanto nei casi più gravi, spesso si agisce troppo tardi, in fase avanzata della malattia. La ricerca di prevenzione», conclude Santuccione, «mira proprio a questo: a selezionare la casistica e i sottogruppi per capire perché alcune persone sono più sensibili di altre al virus».
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