Gli effetti pesanti dell’autonomia «La regione perderà 3,8 miliardi»

18 Agosto 2024

Studio dell’Associazione enti locali svela i tagli ai servizi che i Comuni forniscono ai cittadini

PESCARA. L’Autonomia differenziata mette a rischio l’11,5% del Pil dell’Abruzzo. In base alle stime effettuate dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani, l’associazione Ali ha condotto un’analisi per valutare l’impatto della riforma Calderoli sulle casse della nostra regione. È la prima, è la diagnosi è infausta.
All’Abruzzo verrebbero a mancare 3,8 miliardi di euro ogni anno in spesa pubblica. Un’enormità che metterebbe in ginocchio Comuni, servizi sanitari, scolastici, socio assistenziali, di trasporto e molte altre voci. Partendo dai residui fiscali, ovvero dalla differenza tra entrate e uscite, e facendo riferimento agli ultimi dati disponibili del 2019, l’associazione che raccoglie gli enti locali ha calcolato che la spesa primaria delle amministrazioni pubbliche pesa per il 56,4% del Pil regionale. Sempre l’Abruzzo però raccoglie entrate fiscali pari al 44,8% del Pil. Questo vuol dire che la spesa per beni e servizi pubblici, investimenti, sociale etc è maggiore dell’11,5% rispetto a quanto la Regione stessa è in grado di generare grazie alle entrate fiscali.
Come tutte le altre Regioni del Sud ma anche alcune del Centro e del Nord, spendiamo quindi più di quanto incassiamo e, a finanziare la spesa sono le aree che incassano più di quanto spendono, in particolare il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna, la Toscana e il Lazio. Se le Regioni del Centro-Nord trattenessero per intero le proprie entrate fiscali, come aveva chiesto il Veneto nel 2017, il costo per lo Stato, per garantire gli stessi livelli attuali di assistenza alle Regioni del Sud sarebbe di quasi 100 miliardi di euro.
«Oltre qualsiasi valutazione politica, come Ali Abruzzo ci sentiamo di avanzare una semplice considerazione», dichiara al Centro il direttore Alessandro Paglia, «abbiamo davanti a noi due alternative, o lo Stato si farà carico di cancellare da un anno all’altro l’11,5% del Pil regionale, qualora decida di accettare la proposta veneta del 2017, oppure se vorrà evitare una catastrofe economica e sociale dovrà trovare le risorse per garantire i famosi Lep, i Livelli essenziali di prestazione, con fondi che dovranno comunque venire dalla fiscalità generale».
In altre parole è un cane che si morde la coda: «Facciamo uscire i soldi dalla porta per poi farli rientrare dalla finestra, e non se ne comprende davvero il senso», incalza Paglia, «anche qualora si volessero scegliere delle strade intermedie, il calcolo è presto fatto: il Pil del Mezzogiorno rappresenta il 22% di quello nazionale contro il 78% delle Regioni del Centro-Nord, questo vuol dire che ogni euro trattenuto grazie all’Autonomia differenziata si moltiplica in 3,5 euro in meno per il Sud».
Normalmente rispetto alle politiche di sviluppo si parla di moltiplicatori di spesa, ad esempio ogni euro speso in edilizia attiva una spesa che può arrivare fino a 2,9 euro. «Nel nostro caso», conclude il direttore di Ali Abruzzo, «invece si sceglie in modo cosciente di applicare alle nostre economie un demoltiplicatore, ovvero per ogni euro trattenuto al Nord, il Sud avrà un calo del Pil di 3 volte e mezzo».
Questo è il nodo centrale della riforma che introduce in Italia l’Autonomia differenziata contro la quale associazioni, partiti e sigle sindacali si sono mobilitati per raccogliere le firme del referendum abrogativo da consegnare entro il 30 settembre prossimo. Ma in una manciata di giorni c’è stato un vero e proprio boom di adesioni. L’obiettivo delle 500mila firme è già stato raggiunto e superato.
Dai dati che ci sono stati forniti dalla Cgil Abruzzo Molise, aggiornati al 13 agosto scorso, le adesioni raccolte on line a livello nazionale sono 488.988 (in Abruzzo 13.081), mentre le firme su moduli cartacei della sola Cgil hanno raggiunto quota 147.988 (3.562 in Abruzzo). Ma in regione il comitato referendario è composto anche da Uil, Ali, Anpi, Sunia, Arci, Cdc, Demos, Udu, Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Rifondazione Comunista, Psi, Giovani democratici, Wwf, Libera, Adoc e Federconsumatori. Stanno tutti raccogliendo adesioni. «Come associazioni ci eravamo dati l'obiettivo ambizioso di raggiungere 20.000 firme. Un dato che sarà sicuramente superato. Le persone vogliono partecipare, riceviamo telefonate nelle nostre sedi di gente che vuole sapere dove può firmare su modulo cartaceo. Altri ci chiedono qual è la procedura per firmare on line», commenta Carmine Ranieri, segretario generale Abruzzo Molise della Cgil, che non mostra di avere dubbi: «Il referendum si farà tra maggio e giugno del prossimo anno».