Gli esperti divisi sul taglio dei pini
Non si placano le polemiche delle associazioni ambientaliste in merito al taglio di alcuni pini all’interno della riserva naturale Santa Filomena. Nonostante la decisione di abbattere una decina di...
Non si placano le polemiche delle associazioni ambientaliste in merito al taglio di alcuni pini all’interno della riserva naturale Santa Filomena. Nonostante la decisione di abbattere una decina di alberi sia stata presa dai carabinieri forestali a causa della pericolosità dei pini, dopo l’ex direttore tecnico dell’Arta Giovanni Damiani e l’associazione Italia nostra, ora a condannare l’iniziativa sono anche le sezioni locali di Conalpa, Associazione italiana di architettura del paesaggio e pro natura Abruzzo. «Rimaniamo assolutamente sconcertati dalla superficialità con cui viene gestita e affrontata la conservazione dei grandi alberi nella pineta», commenta l’associazione, «il pino d'Aleppo è in realtà l'albero principe per resistere alle tempeste di vento». A suo dire, «la valutazione di stabilità sui pini dovrebbe essere eseguita in base a dettagliate prove strumentali, tra cui la prova a trazione controllata», così come «si possono eseguire tante azioni di conservazione di questi esemplari con l'utilizzazione di tiranti e intervenendo con potature altamente specialistiche». A difendere l’operato della forestale è invece il presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali Matteo Colarossi che evidenzia come, in ambito urbano, «non si può lasciare la vegetazione a crescita indefinita come se ci si trovasse nella foresta amazzonica». «È chiaro che un abbattimento o la potatura è un’operazione dolorosa e non accettabile per chi non conosce il mondo vegetale», commenta, «per fortuna le piante hanno la capacità di ricostituire le branche e per gli abbattimenti esistono i reimpianti». (a.l.)

