Gli hub vaccinali restano per i rifugiati

Albani: «Cruciali anche dopo il 31 marzo per identificazione, tamponi e somministrazioni»
PESCARA. Tra i rifugiati ucraini giunti in Abruzzo la campagna di vaccinazione corre molto più veloce del virus: dei 2.017 identificati ufficialmente, sono infatti circa 130 quelli che hanno ricevuto il siero anti-Covid, mentre circa 50 i positivi. Identificazione, tampone e vaccino vengono effettuati tutti negli hub: proprio per il loro ruolo cruciale nella prima accoglienza dei profughi, i sette centri vaccinali abruzzesi resteranno in funzione anche dopo la fine dello stato di emergenza del 31 marzo.
«Tutti gli ucraini identificati hanno eseguito il tampone e ricevuto il codice di Straniero temporaneamente presente che gli consente di avere assistenza sanitaria, lo hanno fatto negli hub vaccinali», spiega il responsabile regionale delle emergenze sanitarie Alberto Albani, continuando: «L’ultimo bollettino quotidiano parla di 8 rifugiati risultati positivi nella giornata di venerdì. Ce ne sono tra gli 80 e i 120 in isolamento, la maggiora parte di loro per motivi precauzionali perché ha avuto contatti con un positivo. Temevamo numeri molto più importanti». Poi sui vaccini: «Quella per la vaccinazione è una macchina complessa ed è per questo che finora abbiamo vaccinato soltanto 130 ucraini. Stiamo infatti effettuando una mappatura per capire quante dosi hanno ricevuto e anche di quale tipo di siero anti-Covid. Non è semplice. Poi c’è la questione dei tanti minori che non hanno ricevuto i vaccini per altre malattie. In particolare per quelli senza genitori, per cui ci sono anche difficoltà di natura burocratica».
Ma cosa succederà il 31 marzo, quando i rifugiati – a meno di proroghe – non dovranno più effettuare il tampone all’arrivo e per muoversi e in Italia finirà lo stato di emergenza legato alla pandemia? «Continueremo a monitorare: se la normativa nazionale ce lo permetterà proseguiremo con lo screening di chi arriva, anche dopo quella data», aggiunge Albani, poi su gli hub vaccinali: «Resteranno sicuramente attivi, almeno in questa prima fase dell’accoglienza: si sono infatti trasformati in centri filtro per i rifugiati. Mentre sono pochi gli abruzzesi che si stanno vaccinando: lo zoccolo duro di chi non vuole il siero ormai non si scalfisce più». (l.t.)

