«Gli imputati sapevano di avvelenare»

18 Novembre 2016

PESCARA. «Nel caso di Bussi, c’è la consapevolezza da parte degli inquinatori non solo di inquinare, ma anche di avvelenare, cioè di far percolare in falda delle sostanze pericolose per l’uomo». Lo...

PESCARA. «Nel caso di Bussi, c’è la consapevolezza da parte degli inquinatori non solo di inquinare, ma anche di avvelenare, cioè di far percolare in falda delle sostanze pericolose per l’uomo». Lo ha detto la pm Anna Rita Mantini durante la sua audizione in commissione parlamentare d’inchiesta. In primo grado, il processo Bussi è sfociato in 19 assoluzioni su 19 imputati. Dopo il ricorso della procura, la Cassazione ha ordinato un nuovo processo in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila.

«Ci sono documenti confessori», ha detto ancora la titolare dell’indagine sulla discarica di Bussi, «che difficilmente si trovano in processi di questa tipologia. C’è un famoso documento, mai disconosciuto dagli imputati, in cui davano un monito interno fra loro a “non spaventare chi non sa”».

La pm ha parlato di «contraddittorietà» della sentenza di primo grado in merito al reato di disastro derubricato da doloso a colposo. Il giudice, poi, ha retrodato la prescrizione agli anni Novanta. Per la pm, invece, «si confonde il momento in cui abbiamo più documenti che testimoniano questa pervicace volontà di occultare la grave situazione esistente di avvelenamento e disastro con i momenti in cui si raggiunge l’acme della condotta illecita, che purtroppo va avanti fino al 2004 e perdura a tutt’oggi». (p.l.)