Gli indagati davanti al giudice Difesa pronta a prendere tempo

12 Luglio 2020

Ci sono da studiare oltre 13mila atti processuali: per questo i cinque potrebbero restare in silenzio Iniziano domani l’ex segretario cittadino del Pd, Di Pietrantonio, e i due impresari Cipolla e Summa

PESCARA. Domani dovrebbe essere la giornata delle verità nel procedimento dell'inchiesta “Grandi eventi” che ha fatto scattare nei giorni scorsi gli arresti domiciliari per tre politici e due imprenditori dello spettacolo. Sono infatti in programma per lunedì i primi tre interrogatori di garanzia davanti al gip Elio Bongrazio che ha firmato le misure cautelari, per l’ex segretario cittadino del Pd, Moreno Di Pietrantonio e per i due impresari Andrea Cipolla e Cristian Summa. Mercoledì, invece, toccherà agli altri due politici arrestati, Giacomo Cuzzi, ex assessore al turismo e grandi eventi della precedente giunta di centrosinistra, e Simona Di Carlo, sua collega nella stessa giunta.
Ma il condizionale è d'obbligo perché, stando a quanto hanno lasciato intendere i rispettivi legali (gli avvocati Gianfranco Iadecola e Nicola Lotti assistono Cuzzi, Marco Spagnuolo Cipolla, Ugo Di Silvestre Di Pietrantonio e Summa, Gianluca Pizzuti la Di Carlo), questi passaggi davanti al gip potrebbero chiudersi in tempi rapidissimi in quanto tutti gli arrestati potrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice. Una decisione che, qualora venisse assunta dal collegio difensivo, sarebbe legata al fatto che nessuno di loro conosce la montagna di carte che fanno parte del procedimento (si parla di oltre 13 mila atti processuali che sono stati acquisiti in copia soltanto venerdì scorso), e quindi prima di poter procedere all’interrogatorio di garanzia, che potrebbe anche eventualmente far decidere al giudice di cambiare orientamento, bisognerà che i legali approfondiscano i contenuti delle pesanti accuse rivolte a vario titolo ai propri assistiti, che sono di corruzione, turbativa d’asta e finanziamento illecito per le campagne elettorali.
C’è da verificare anche l'aspetto tecnico che ruota attorno alla principale accusa che riguarda l’aggiudicazione diretta di una serie di manifestazioni e di concerti che Cuzzi avrebbe assegnato esclusivamente a Cipolla (21 concerti nell’arco degli anni in cui ha guidato lo specifico assessorato al Turismo e grandi eventi), così come i dieci progetti di cui si occupò Summa, grazie anche, stando all’accusa, al lavoro di team con Di Pietrantonio e Di Carlo.
Il meccanismo messo in evidenza dal pm Luca Sciarretta e confermato dal gip Bongrazio, riguarda proprio le modalità seguite da Cuzzi per favorire il suo amico Cipolla, definito dal giudice un semplice promoter, come ce ne sarebbero stati altri sul territorio abruzzese.
Ed è quello che in sostanza sosteneva l’anonimo che ha dato il via a questa inchiesta, che parlava fra l’altro di tangenti ben precise che però non hanno trovato riscontri nelle accuse formulate dalla procura. Cuzzi veniva definito dall’anonimo “Mister 10%”, «con chiaro ed evidente riferimento alle tangenti », scrive il giudice, «nella misura del 10% che lo stesso avrebbe preteso sistematicamente sin dall’anno 2016 da alcune associazioni e società a seguito dell’affidamento alle stesse dell’organizzazione di spettacoli e manifestazioni artistiche da parte del Comune di Pescara».
Ma queste cifre non figurano nell'imputazione anche perché Cipolla avrebbe organizzato eventi per 1 milione e 200 mila euro, mentre Summa per soli 200 mila euro, mentre l’oggetto della corruzione contestata è costituito da cene elettorali, pagamento di manifesti, utilizzo di autovetture, biglietti gratis per i concerti e via discorrendo: somme ben lontane da quel citato 10% di cui parla l’anonimo.
Per tornare al meccanismo illecito tratteggiato dal giudice e dalla procura, è sempre lo stesso, e si compendia in uno dei tanti capi di imputazione. «Cuzzi, legato a Cipolla da rapporti amicali, politici ed economici, nell’ambito dei quali Cipolla garantiva a Cuzzi plurimi illeciti finanziamenti e contributi elettorali, nonché plurime attività di propaganda elettorale e di procacciamento di voti», tutto questo, violando «le regole che attribuiscono esclusivamente ai dirigenti dell’ente locale la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica, riservando agli organi di governo i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo».
E invece Cuzzi, per l’accusa, decideva tutto da solo e anche prima che le varie offerte arrivassero ufficialmente in Comune: pubblicizzando l'evento che aveva programmato con il suo amico Cipolla direttamente sui social e mettendo quindi la macchina amministrativa dell'ente nelle condizioni di dover accettare queste sue scelte unilaterali e monopolistiche, per evitare di far saltare la manifestazione. Invece, il pm Sciarretta scrive che Cuzzi avrebbe dovuto addirittura astenersi, «avendo interessi personali, politici, economici e finanziari con Cipolla, che ne minavano imparzialità ed indipendenza di valutazione». E invece sarebbe avvenuto il contrario e Cuzzi, in qualità di pubblico ufficiale, «asserviva costantemente la funzione pubblica esercitata per denaro e altre utilità, agli interessi privati di Andrea Cipolla».
E poi ci sono gli altri due filoni. Quello che vedrebbe Di Pietrantonio e Di Carlo favorire sistematicamente l'imprenditore Cristian Summa nella realizzazione di 10 progetti legati all'ambiente e alla Pescara Vecchia, e il terzo filone relativo al posto che Di Pietrantonio avrebbe costruito ad hoc per Di Carlo nell'azienda Asl dove lui è dirigente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA