Gli oncologi: terapie garantite ma i pazienti saltano i trattamenti

L’allarme dei medici al convegno del Rotary: «Evitare i controlli provoca un ritardo delle diagnosi delle malattie, un rallentamento anche negli interventi chirurgici e un aumento della mortalità»
PESCARA. Non si muore solo col Covid. Rischiano la vita i malati oncologici che rinviano le terapie col timore di recarsi in ospedale e rimanere contagiati. La pandemia e il lockdown hanno ritardato le diagnosi, ma l'emergenza sanitaria in atto rischia di provocare altra emergenza. I medici in trincea nelle corsie ben conoscono la drammatica situazione: in Italia si fanno 1000 nuove diagnosi oncologiche al giorno, si contano 500 morti, 700 decessi per patologie cardiovascolari e si rischiano 10mila casi di diagnosi di cancro allo stadio iniziale a causa del Covid, centinaia nella nostra regione.
Quindi i medici lanciano l'allarme e invitano i pazienti a non disertare le visite perché gli ospedali sono sicuri. Lo hanno garantito nel corso della tavola rotonda online “La pandemia nella pandemia” organizzata dal Rotary Club Pescara Ovest “Gabriele d’Annunzio” presieduto da Luciana Vecchi. Alla conferenza in remoto, aperta dall’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, hanno partecipato la pneumologa dell’unità operativa dell'ospedale, Antonella Spacone; Dimitri Luisi, primario del reparto di Oncologia e componente della task force nazionale della Lilt (Lega Italiana Lotta contro i Tumori); il professor Marco Lombardo, coordinatore regionale della Lilt; Marino Nardi, responsabile dell’unità operativa semplice di Chirurgia mammaria dell’ospedale civile di Pescara dove i dipartimenti Covid e Infettivi sono separati e distanti dai reparti che curano le altre patologie.
«La prima conseguenza della pandemia», ha spiegato Nardi, «sono le diminuzioni delle diagnosi perché tanti pazienti hanno rinviato le visite per paura di recarsi in ospedale o nei centri diagnosi. La pandemia ha bloccato anche il mondo della ricerca scientifica, orientata sul coronavirus. Ora gli screening sono ripresi a macchia di leopardo. In Abruzzo si registrano 1000 casi l'anno di tumori alla mammella, con il Covid perderemo sicuramente 200 diagnosi. A Pescara con la prima ondata pandemica l’ospedale è stato completamente ridisegnato in funzione del Covid con tre reparti di rianimazione e il blocco delle attività chirurgiche. Noi siamo riusciti a preservare il trattamento chirurgico per i pazienti con neoplasie e le urgenze. Nella seconda ondata siamo più pronti, il Covid hospital ci ha salvati ma è necessario potenziare la diagnostica».
«La paura è palpabile», ha confermato il primario Luisi, «tanti saltano le terapie, cercano di evitare i trattamenti, c’è un ritardo nella diagnostica, c’è un rallentamento della sala operatoria, ci sono i pazienti in follow up che saltano i controlli e questo si traduce in un ritardo di diagnosi delle recidive o nelle seconde neoplasie».
Il professor Lombardo ha evidenziato che ci sono «34 studi internazionali che dimostrano che la ridotta prevenzione dei tumori determina un aumento del rischio di neoplasie che supera l’8 per cento. Concentrando le forze sul virus, non ci siamo posti il problema di fare una strategia nazionale e regionale per la prevenzione e oggi rischiamo una pandemia dei pazienti oncologici che non possiamo curare bene perché non li abbiamo presi nella fase iniziale. Anche a Pescara la Lilt è pronta a stilare dei protocolli specifici. Con la campagna del Nastro Rosa garantiremo complessivamente oltre 300 visite, 100 già sono state fatte e ora effettueremo le ecografie. A fine novembre partirà il “Percorso Azzurro” per le neoplasie urologiche».
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