Gli operatori del Cup: «Fateci lavorare in sicurezza»

17 Novembre 2020

Gli addetti del Centro di prenotazione della Asl chiedono la limitazione degli ingressi e l’adeguamento dei loro compensi

PESCARA. «Non ci siamo mai fermati neppure in piena pandemia, nei mesi scorsi. Abbiamo lavorato sempre, per 7 euro lordi l'ora, e spesso senza mascherine che non ci venivano fornite dalle aziende datoriali, in un increscioso rimpallo di responsabilità. Per ragioni di sicurezza chiediamo il contingentamento degli ingressi nei locali del Cup, che spesso si affollano, e stop ai risparmi sul personale». Non ci stanno gli operatori del Cup, il Centro unico di prenotazione (10 sportelli operativi su 12, orari 8-19 dal lunedì al venerdì, sabato 8-13, domenica chiuso) della Asl di Pescara, a restare in silenzio.
«Anche noi, come gli addetti alle pulizie, veniamo trattati come lavoratori invisibili», tuonano Mirko Mannarino, Roberta Casalena e Alice Di Meco, esponenti della Rsa Cup Filcams-Cgil di Pescara, scesi più volte in piazza al fianco degli operatori delle sanificazioni nelle aziende pubbliche e private per protestare contro un sistema che non riconosce, a loro dire, «meriti ed enormi sacrifici personali». Rivendicano, i sindacati di categoria, in rappresentanza di un centinaio di cassieri e operatori di call center tra Pescara e Chieti, 600mila in Italia, il rispetto dei loro diritti a fronte di comportamenti responsabili a tutela della loro sicurezza e quella dell'utenza.
A cominciare dai magri compensi, 5 euro netti all'ora: «Siamo assunti col medesimo contratto dei pulitori», spiegano i sindacati, «con la medesima retribuzione di 7 euro lordi e, come loro, siamo sempre invisibili, persino nelle manifestazioni. Ci si dimentica del fatto che in piena pandemia abbiamo supportato al nostro meglio il sistema sanitario nazionale non fermandoci mai, nemmeno quando gli stessi ambulatori erano chiusi causa Covid. Abbiamo lavorato addirittura senza mascherine perché, in un increscioso rimpallo di responsabilità e di competenze, non ci venivano fornite se non di nascosto da qualche conoscente impietosito».
Immediata la replica della responsabile del Cup e della comunicazione della Asl di Pescara, Maria Assunta Ceccagnoli: «Non interveniamo sulla questione dei compensi, perché non spetta a noi occuparcene dal momento che gli operatori non sono alle dirette dipendenze della Asl», ma assunti con appalti esterni di aziende multiservice di Lanciano e Trento.
Lamentano, Mannarino, Casalena e Di Meco, che «ancora oggi, dopo varie segnalazioni fatte alle relative figure di riferimento, su alcune sedi non è stato adottato, tranne che per un brevissimo periodo, un sistema di filtraggio agli ingressi nei locali del Cup. Nei giorni scorsi c'erano 120 utenti in attesa, difficile far rispettare i protocolli di sicurezza quando dobbiamo attraversare le sale affollate».
«La sicurezza di operatori e utenti», replica Ceccagnoli, «viene rispettata col distanziamento e le mascherine e i locali sono dotati di gel sanificanti. Quanto agli affollamenti, in questo periodo le sale non sono piene a causa del calo fisiologico del periodo pandemico».
Operatori di call center e cassieri Cup chiedono «che ci venga ridata dignità», concludono, «non siamo più disposti ad aspettare il prossimo colpo d’accetta sul nostro appalto, nell’indifferenza generale».