Gli operatori delle pulizie in maschera: noi invisibili

14 Novembre 2020

Protesta con i cartelli davanti alla prefettura per denunciare le paghe da fame «Cento uffici e 22 bagni da pulire in 4 ore». «Siamo senza contratto da 7 anni» 

PESCARA. «Cento uffici e 22 bagni da pulire in quattro ore. Siamo in due e alla fine del turno siamo sfiancate, distrutte dalla fatica». «In tre ore mi devo recare da Pescara a Villanova e di nuovo a Pescara per pulire tre uffici e nessuno mi rimborsa il tempo degli spostamenti, il bus e la benzina. I costi sono tutti compresi in 5 euro l'ora». «Dopo 15 anni di lavoro, sono riuscita a ottenere due ore di straordinario».
Ci sono rabbia, paura e impotenza nelle parole dei "lavoratori invisibili" che ogni giorno, con turni massacranti fino a 12 ore, secchi, scope e detergenti a base di cloro, puliscono e disinfettano industrie, mezzi pubblici, corsie d'ospedale, banche, uffici pubblici e privati. Ne hanno da raccontare le donne delle imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi scese in piazza con i loro colleghi e i sindacati al fianco, ieri mattina, davanti alla prefettura, a distanza di poco di più di venti giorni dall'ultima protesta di via Fonte Romana.
Erano in venti, in rappresentanza di 5000 addetti in Abruzzo, 6000 in Italia, a scioperare con striscioni, slogan e maschere bianche a coprire il volto («perché noi non esistiamo») nell'ambito della manifestazione nazionale indetta dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs Trasporti, guidati a livello regionale da Lucio Cipollini e Alessandra Di Simone, Marcella Carletti e Terenzio Chiavaroli. Sui cartelli hanno scritto: «Eroi in lockdown, fantasmi adesso», «Durante il Covid lavoro senza contratto».
Dalle scalinate del palazzo della Provincia di piazza Italia ricoperte di striscioni colorati, i dimostranti non hanno chiesto di incontrare il prefetto Giancarlo Di Vincenzo per ragioni di sicurezza, ma a lui si sono rivolti idealmente: «Siamo qui oggi perché spinga sulle istituzioni, Governo e ministero del Lavoro, affinché raccolgano questo segnale e si facciano carico della nostra vertenza».
I manifestanti chiedono il rinnovo del contratto di lavoro scaduto sette anni fa e l'aumento dei compensi per gli addetti alle pulizie, 5 euro e 50 centesimi netti l'ora (7 euro lordi). E chiedono rispetto per le signore, per il loro lavoro e impegno al di là del dovuto.
E' furiosa Di Simone, Cgil: «La donna delle pulizie non è la servetta di casa, nessuno si può rivolgere a loro in maniera irrispettosa, senza neppure un saluto e con richieste di lavori straordinari non contrattualizzati. Eppure, accade. Perché questo lavoro è donna e il sistema è in mano agli uomini. Questi lavoratori chiedono attenzione e riconoscimento, le associazioni datoriali negano i rinnovi perché ora stanno incassando. Chi oggi non è presente, nel rispetto delle normative di sicurezza, sta scioperando da casa».
Rincara la dose Carletti, Fisascat, rivolta ai manifestanti: «Non si vive con 5 euro e 50 l'ora, sfido chiunque a farlo. Il vostro ruolo è essenziale, altro che invisibili. Negli ultimi mesi, con la pandemia in atto avete svolto il vostro lavoro con grandissimo senso del dovere». Chiavaroli, UilTucs: «Indossano le maschere degli invisibili perché loro lavorano quando gli altri riposano. Il Governo dia dignità al lavoro femminile».
Stanche e disilluse le voci delle lavoratrici che lottano per sfamare i figli, spesso con mariti a carico disoccupati o sole. Antonella Di Biase, 52 anni, di Chieti: «Insieme a una collega, pulisco fino a 100 uffici e 22 bagni e ho tempo solo 4 ore, una situazione impossibile considerando che ci chiedono pure di fare gli straordinari per spostare i mobili, che non ci compete».
Silvana Locatelli, 59 anni: «Nei 5 euro l'ora che guadagno, ci devo includere anche gli spostamenti fuori Pescara per pulire gli uffici e nessuno mi rimborsa auto e bus».
Lorena D'Incecco, 56 anni di Pescara: «Dopo 15 anni, sono riuscita ad avere due ore di straordinario e sono piena di acciacchi». Gilda Il Grande, 57 anni: «Io lavoro al blocco operatorio, sanifico i locali tra un intervento e l'altro».
Marta, Paola Trabucco e Maria Rita Dezio ricordano i rischi della loro professione: «Non c'è solo il Covid, ma anche la tubercolosi e la scabbia. E noi sanifichiamo gli ambienti con queste malattie. Anche fino a 20 stanze e 10 bagni in turni di 4 ore. Massacrante, siamo piene di dolori».
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