Gli operatori: tavoli in strada ora il Comune ci convochi

Sono soddisfatti per la nuova disciplina sugli spazi esterni ai locali Ma sollecitano un confronto di lavoro con la commissione Commercio
PESCARA. Soddisfazione, curiosità, voglia di parlarne, di approfondire e condividere. Sono diverse le reazioni degli operatori all’avvio dell’iter che porterà all’approvazione del Regolamento per l’installazione dei dehors, con l’allestimento di strutture all’esterno dei locali. Oggi non esiste una disciplina per l’intera città e le uniche disposizioni riguardano le aree di pregio per cui si è deciso di predisporre delle linee guida, con la divisione in 4 zone (in alcune aree esistono dei vincoli) e l’individuazione di materiali e colori, per uscire dal caos attuale e puntare all’uniformità. Da snellire, poi, le procedure a carico degli esercenti, magari con uno sportello unico. Il confronto nella commissione comunale Commercio, presieduta da Piero Giampietro, è cominciato con l’esame della bozza degli uffici e la discussione andrà avanti nelle prossime settimane, quando approderà in commissione anche un altro Regolamento, quello per il decoro del centro commerciale naturale.
Sui dehors c’è il parere favorevole degli operatori del centro storico riuniti nel consorzio Pescara Vecchia. «Queste strutture esistono in tutte le città, nei quartieri più importanti ma anche nei vicoli più stretti. Qui si è dovuti arrivare al 2018 per un Regolamento», dice Cristian Summa, alla guida del consorzio, ricordando che a marzo «abbiamo effettuato un sopralluogo in questa zona con Comune e Sovrintendenza proprio per definire alcuni aspetti sui dehors» nel centro storico. «Vogliamo cambiare l’aspetto della zona facendo diventare i dehors (fino ad oggi vietati) degli elementi di arredo urbano. L’idea è di usare materiali non impattanti, carini e poco invasivi. L’idea è di abbellire i nostri locali e arredare la città. Ben venga un regolamento snello e utile per le imprese e mi auguro che i tempi siano rapidi».
Vuole saperne di più Pierluigi Pasetti, che parla invece da piazza Muzii. «Serve un coordinamento che tenga conto di tutti i soggetti, compresi i residenti» che in questa zona contestano il rumore provocato dai frequentatori di bar e ristoranti. «Sarebbe opportuno», suggerisce, «un tavolo tecnico in cui siano rappresentate tutte le forze in campo, dal Comune ad Attiva, per sapere come gestire il passaggio dei mezzi per il lavaggio. Da capire anche come avverrebbe il transito dei mezzi di soccorso. Con un tavolo del genere ognuno potrebbe tirare fuori criticità e opportunità». Si deve fare in modo di puntare alla «omogeneità», dice Pasetti. «Per non sembrare un suk, un mercato, devono indicare colori e forme ricalcando le caratteristiche di ogni zona dova posizionare i dehors, che devono essere in sintonia con l’ambiente. Insomma, meglio evitare la libera interpretazione, altrimenti viene fuori una specie di Arlecchino. Qui deve prevalere l’estetica della piazza, la sua armonia, e non l’estetica dei locali». Fino ad oggi i dehors non hanno trovato spazio, in questa zona della movida. «Ci abbiamo provato negli anni scorsi, era troppo complicato. E abbiamo risolto con tende, funghetti e coperte, in stile nordico».
Da Luca Cardano, di Alcyone, sul lungomare nord, arriva il sì convinto a «qualunque cosa possa servire facilitare gli operatori, considerato che il livello di burocratizzazione è altissimo. Ci sono sempre mille problemi e i tempi di attesa sono spesso lunghi, non consoni alle necessità degli operatori. Ben vengano delle regole precise, per sapere cosa si può fare, anche per evitare di incorrere in sanzioni. Mi colpisce la differenza rispetto al resto del mondo dove è tutto più semplice e rapido». Sandro Lemme del consorzio Primo Vere, della zona sud, assicura il parere «favorevole alla regolamentazione» con la richiesta di «incontrare la commissione». «Vorremmo portare il nostro apporto», dice Lemme, «anche alla luce di quanto realizzato nel nostro quartiere. La questione è seria e sentita e va disciplinata per bene». «Vogliamo esserci anche noi», conclude Marco Schiavone, dello stabilimento Nuovo Tramonto, che appartiene allo stesso consorzio.

