Gli sfollati di Rancitelli «Siamo stati abbandonati»

7 Gennaio 2018

Gli ex inquilini di via Lago di Borgiano vivono in un hotel di Città Sant’Angelo «Comune e Ater non si vedono più, attendiamo ancora un alloggio popolare»

PESCARA. «Viviamo in albergo da sei mesi, Comune e Ater ci hanno dimenticati. E per vivere spendiamo più soldi di quando alloggiavamo a casa nostra». Sono gli sfollati di via Lago di Borgiano. Sono mamme con bimbi e ragazzi, nonne con nipoti adolescenti, anziani attaccati alla bombola dell'ossigeno, disabili con patologie degenerative. Sui comodini cumuli di scatole di medicinali e in camera panni stesi ad asciugare ovunque.
Ogni giorno pranzo alle 12,30 e cena alle 19. Fuori orario, quando la cucina del motel è chiusa, vanno a fare la spesa e riempiono i minifrigo in camera. Una mamma ha inoltrato un esposto in Procura per evitare di perdere i mobili di casa. Dal giorno in cui sono finiti in strada, il 4 luglio di sei mesi fa, la vita di altre 14 famiglie (35 persone) sfollate dalle palazzine ai civici 14,18 e 22 di via Lago di Borgiano, quartiere Rancitelli, dichiarate pericolanti dal Comune, prosegue nelle stanze del motel Amico di Città Sant'Angelo. Alcuni di loro hanno parenti e familiari all'hotel Holiday di Porta Nuova occupato da altre 35 persone. Quindi, fanno la spola ogni giorno da un albergo all'altro per vedersi e scambiarsi saluti e farmaci salvavita.
Uno di questi pendolari è Salvatore Lamantia, 72 anni, figlio di Filomena di Norscio che ha da qualche giorno compiuto 92 anni e fratello di Marilena, 57 anni, disabile. Madre e figlia sono ospiti all'Holiday, zona stadio. E ogni giorno Salvatore, la cui vita dipende da una bombola di ossigeno, si reca in auto a salutarle e portare loro i medicinali che occorrono. «In sei mesi», osserva, «ho raddoppiato i chilometri in macchina, non posso consumare i pasti in albergo, perché seguo una dieta speciale a causa delle mie condizioni di salute e sono costretto ad andare in trattoria. Nel frigo bar non mancano mai biscotti e pane per la colazione. La misera pensione non mi basta più. L'ultimo amministratore che abbiamo visto, a fine luglio, è stato l'assessore Antonio Blasioli, ma vorremmo che ci facesse visita l'assessore Gianni Teodoro che si sta dando da fare, lo sappiamo, ma è un iter troppo lento questo delle assegnazioni. Quanti palazzi avrebbero acquistato con quello che la Protezione civile spende per pagare gli alberghi, 40 euro a persona? Ogni tanto ci chiamano dal Comune per partecipare alle estrazioni degli alloggi, li rifiutiamo, perché ci offrono di andare a vivere fuori Pescara e poi torniamo in albergo ad aspettare». «Abbiamo trascorso qui Natale e Capodanno, speriamo di non essere ancora in albergo a Pasqua», ironizza il pensionato.
Come trascorrono le giornate in hotel i «dimenticati» di via Lago di Borgiano? Mariastella Buccella, madre di Pierpaola, una ragazzina di 11 anni che frequenta il plesso Ilaria Alpi di via Cerulli, a Porta Nuova, si arrangia con qualche lavoretto. «Vado a servizio come colf», racconta mentre si lascia andare al pianto, «guadagno quello che mi serve per accudire mia figlia, ma è dura. Ogni mattina ci alziamo alle 5 e mezzo per prendere due bus che ci portano prima in stazione e poi a scuola, a Porta Nuova. Solo per i biglietti vanno via 5 euro per 40 chilometri al giorno, andata e ritorno Città Sant'Angelo-Pescara. Mi manca una casa, sullo specchio ho appiccicato gli addobbi per ricreare un ambiente natalizio per mia figlia. Ho inoltrato un esposto in procura, perché non voglio perdere mobili e vestiti». Lina Di Monte, 69 anni, carattere risoluto, divide la stanza con il nipote di 15 anni. Sui letti separati il ragazzo messaggia al telefonino e riceve gli amici. Quando la signora Lina parla dell'appartamento che ha dovuto lasciare sei mesi fa «in fretta e in furia senza preavviso e andare via solo con il necessario» le si gonfiano le vene del collo: «Rivoglio un appartamento di 80 metri quadri come quello che mi hanno tolto, rivoglio i miei mobili antichi abbandonati e mai più rivisti, chissà se li ritrovo. Ho fatto debiti per aggiustare quell'alloggio, ma non voglio una casa in via Tavo né a Fontanelle».
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